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Visita proctologica: come prepararsi

La visita proctologica consente di valutare, per visualizzazione diretta, quella che è la parte finale del tubo digerente, quella cioè costituita dal retto e dal canale anale.

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La visita proctologica, cioè quella che indaga le patologie della parte finale del tubo digerente, è spesso avvolta da un’aura di mistero, e di conseguente timore, che spesso porta chi soffre di patologie legate a questa zona a rimandare l’incontro con lo specialista.

Per alcune patologie questo ritardo porta però ad una diagnosi tardiva, compromettendo, spesso irrimediabilmente, la situazione di salute, condizione che si sarebbe potuta evitare se solo ci si fosse sottoposti per tempo ad una visita proctologica.

Per sfatare i miti sinistri legati a questa visita, che spesso pare non faccia letteralmente dormire la notte, ne abbiamo discusso con il dottore Andrea Comba della piattaforma iDoctors, proctologo a Torino.

Perché è importante

La visita proctologica consente di valutare, per visualizzazione diretta, quella che è la parte finale del tubo digerente, quella cioè costituita dal retto e dal canale anale. Può essere importante sottoporsi a questa visita principalmente perché consente di fare prevenzione per un numero consistente di patologie, quali ad esempio:

emorroidi, cioè la dilatazione di piccole formazioni venose a livello del canale anale, che è molto frequente e subdola, nel senso che spesso, soprattutto nelle fasi iniziali, silente o asintomatica, tanto il paziente spesso non si rende conto di averla. Solitamente infatti il problema delle emorroidi viene associato alla sintomatologia del dolore, mentre invece questo compare sono quando la patologia è in una fase ormai avanzata o quando ci sono delle complicazioni. È quindi molto importante poterla prevenire tramite una visita proctologica;

ragadi, piccoli tagli a livello dell’ano, una condizione invece questa particolarmente dolorosa, scambiata spesso per emorroidi;

ascessi, fistole;

patologie tumorali, quali ad esempio il carcinoma dell’ano o del retto;

malattie sessualmente trasmesse, come condilomi o ulcere veneree.

Come prepararsi

Come preparazione io consiglio sempre di fare una peretta evacuativa almeno 6 o 7 ore prima dell’esame, proprio perché siccome utilizzo delle cannule che entrano all’interno è importante che l’ampolla rettale, che è l’ultimo tratto del colon, sia pulito e quindi libero da feci.

In cosa consiste

Io ho l’abitudine di chiedere ai miei pazienti appena arrivano, anche un po’ per allentare la tensione, se hanno dormito la sera prima, perché a volte mi sono sentito dire »Guardi, io non ho dormito tutta la notte pensando alla visita!», associandola un po’ a una piccola tortura. È importante quindi conoscere bene come si svolge una visita proctologica, perché a volte capitano dei pazienti che vengono invitati a farla perché ce ne sarebbe necessità, che poi magari per paura, o per ignoranza, nel senso di conoscenza di cosa sia la visita, preferiscono accantonarla o rimandarla.

La visita dunque consiste in un breve colloquio iniziale, a volte anche non per forza breve, perché per me molto importante è innanzitutto ascoltare il paziente, sia i sintomi che ha (ad esempio sanguinamento, prurito, bruciore, o a volte alla sensazione di dover evacuare che poi non viene seguito dall’atto vero e proprio), così già si comincia a prendere contatto col paziente, a rompere il ghiaccio, e intanto, da medico, farsi un’idea di quelle che possono essere le problematiche.

Finita la parte del colloquio, personalmente spiego sempre al paziente in che cosa consiste la visita, che in realtà è già iniziata, perché a volte una persona è spaventata dalle cose che non conosce e quindi anche solo anticipargli quelli che saranno i passi successivi, può contribuire anche a tranquillizzarlo. Quindi gli dico che si sdraierà sul lettino, abbassando i pantaloni e gli slip, che io in un primo momento guarderò attorno alla zona anale per vedere se già ci sono delle problematiche immediatamente visibili, anche solo divaricando il solco che c’è tra i glutei, dopodiché introdurrò un dito, guantato e ben lubrificato, delicatamente, all’interno del canale anale, manovra che in genere non è dolorosa, al massimo solo un po’ fastidiosa quando ad esempio c’è una ragade, cioè un aumento del tono dello sfintere interno.

In seguito a questa fase, vado ad introdurre due piccole cannule all’interno del canale anale, prima una più corta (di 5 o 6 cm) detta anoscopio, che mi permette di vedere bene il canale anale, valutando la presenza di emorroidi o piccoli polipetti o ulcerazioni, e poi una un po’ più lunga (che arriva fino a 20 cm), detta invece proctoscopio, che viene collegata ad una piccola pompetta che insuffla aria, in modo da distendere le pareti del retto che normalmente, se non sono occupate da feci, sono collassate, e quindi esploro la parte finale, gli ultimi 15-20 cm del tubo digerente, costituiti appunto dal retto e eventualmente dalla parte finale del colon sigmoideo (per controllare non sia ad esempio presente qualche forma tumorale o quale polipo, o ancora posso vedere delle ulcere all’interno del retto, che a volte possono essere segno di patologie quali rettocolite ulcerosa o il morbo di Crohn).

Inoltre a fine visita do sempre dei consigli, perché sono convinto che un paziente che capisce è anche più motivato a fare un trattamento. Faccio quindi vedere loro delle immagini o dei disegni di quello che succede, in modo da aiutarli a tradurre in pratica il concetto o il messaggio che io voglio far passare. Uno di questo è ad esempio quello di invitare il paziente a bere, perché io dico che la benzina del nostro colon è l’acqua. Per far passare il concetto sono solito far vedere ai pazienti una spugna secca e chiedere cosa se quando ne ha bisogno la può usare così. Il paziente allora mi risponde che deve prima bagnarla. Ecco, se non si beve il colon non funziona, è come fare le pulizie con una spugna secca. Addirittura mi è capitato spesso di risolvere problemi di stitichezza semplicemente invitando a bere di più e a mangiare più frutta e verdura: l’intestino ha ripreso a funzionare regolarmente, anche senza farmaci. Ovviamente non subito, perché come in tutti i disturbi funzionali spesso queste manifestazioni si sono sviluppate nell’arco di anni, quindi non è che mangiando per tre giorni un sacco di frutta e di verdura e bevendo due litri d’acqua il nostro colon risponde immediatamente, certe volte ci vogliono settimane se non diversi mesi. Ma, in ogni caso, se intanto cominciamo ad indirizzarci verso la strada giusta, anche se non gli diamo tutto quello di cui avrebbe bisogno, il nostro organismo ci aiuta, bisogna solo aver la pazienza di aspettare e non spazientirsi se i risultati non arrivano subito.

Quando farla

È bene porre attenzione in particolare ad alcuni sintomi quali:

prurito;

bruciore;

perdite di materiale giallastro sieroso o bavoso biancastro;

oppure se si avverte una fastidiosa sensazione di dover andare di corpo cui non segue la defecazione.

Tutti questi sono sintomi di allarme che andrebbero sempre e comunque verificati. Io dico sempre ai miei pazienti che il nostro organismo è un po’ come una macchina, dove ogni tanto si accendono delle spie. Normalmente, ognuno di noi, quando capita questo alla propria autovettura si rivolge ad una persona esperta, la concessionaria o un meccanico di fiducia. Questi sintomi che ho elencato sono invece le nostre spie, che si accendono sul nostro display, e che non andrebbero sottovalutate. E quindi a seguito della loro comparsa è consigliabile fare una visita proctologica.

Quanto all’età, la visita proctologica è bene farla sempre, perché ci sono delle patologie tipiche di ogni fascia d’età. Diventa molto importante però, per prevenire alcune specifiche patologie della zona, soprattutto dopo i cinquant’anni.

Inoltre, a qualsiasi età, è fondamentale sottoporsi ad una visita proctologica quando si presenta un sanguinamento a livello dell’ano, che non deve mai essere sottovalutato, perché può essere una banalità ma può nascondere anche invece un problema molto importante (come il tumore del colon-retto, uno dei pochi insieme al tumore alla mammella e alla cervice dell’utero che si può prevenire). E questo diventa ancora più vero appunto dopo una certa età, difatti qualsiasi sanguinamento dopo questa età andrebbe sempre indagato in primis con una visita proctologica e poi anche con una colonscopia.

Può essere infine importante rivolgersi ad un proctologo quando si accusano dei disturbi di tipo funzionale, come ad esempio la stitichezza. Spesso pazienti stitici evacuano anche solo una o due volte alla settimana e sono convinti sia la normalità (mentre invece la normalità è evacuare almeno una volta al giorno). O ci sono dei pazienti che avvertono lo stimolo ma non riescono ad espellere perché magari ci sono delle problematiche come dei prolassi interni o un rettocele, cioè una specie di tasca spesso anteriore (che nelle donne si estrinseca verso la vagina), che rende difficoltoso l’atto evacuatorio. Anche in questi casi una visita proctologica sicuramente aiuta.

Pubblicato il: 04-07-2022
Di:
FONTE : cs

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