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Disturbi alimentari: l'ortoressia nervosa

Il cibo sano fa bene alla salute, ma non se diventa una fissazione

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Disturbi alimentari: l'ortoressia nervosa iStock

La mucca pazza, le verdure transgeniche, l’influenza dei polli, il pesce al mercurio, i pesticidi sui vegetali…. Chi di noi non vorrebbe qualche certezza in più sui cibi che mangiamo? Come possiamo difenderci da questi allarmi che diventano ogni giorno più numerosi e inquietanti? Cercando di mangiare il più sano possibile, certo, evitando alcuni cibi a favore di altri ritenuti più salutari. Ma a volte ci accorgiamo di qualcosa di strano: il nostro vicino di scrivania che ci guarda con disprezzo mentre mangiamo il solito panino durante la pausa pranzo, il vicino di tavolo che al ristorante vuol sapere nel dettaglio tutti gli ingredienti delle portate (questa volta è lui che viene guardato storto dal cameriere), la nostra amica che acquista solo prodotti biologici e/o macrobiotici. Ebbene, potremmo essere in presenza di un disturbo alimentare ben preciso: l’ortoressia (dal greco orthos che significa giusto, corretto e orexis, cioè appetito). Tutti sanno che mangiare sano fa bene, ma quando questo diventa un’ossessione, incomincia la malattia. Ad affermarlo è un dietologo statunitense, ex-ortoressico egli stesso, Steven Bratman, autore di un libro che negli Stati Uniti è andato a ruba, in quanto il problema è molto sentito e diffuso. Anche da noi, certo facilitato dalle notizie che spesso sentiamo al telegiornale su questo o quell’inquinamento del cibo, sta prendendo piede: sempre più numerose sono le persone che studiano con attenzione le etichette dei prodotti alimentari, che come dei novelli Sherlock Holmes indagano sul significato delle misteriose parole che compaiono sulle suddette: E 131? E150d? Cosa si nasconderà dietro questo linguaggio cifrato? Nei casi più lievi si tratta di comportamenti transitori: se si viene a conoscenza dei casi di mucca pazza, si smette di mangiare il manzo. Poi ci si dimentica, a favore dell’influenza dei polli; si smette di comprare il pollo e si riprende a mangiare il manzo (o forse no). Fino a qui si tratta di comportamenti molto comuni, non ossessivi: è giusto che il consumatore pretenda che venga fatta chiarezza su ciò che ha nel piatto, e fino a quel momento la prudenza è d’obbligo. L’ortoressico vero però si spinge oltre, non acquisterà mai ciò che ritiene dannoso per la propria salute, meglio morire di fame. Infatti, se il problema nell’anoressia e nella bulimia è la quantità di cibo, in questo caso l’ossessione è invece la qualità. In comune, questi disturbi alimentari hanno il fatto di poter arrivare a intaccare l’equilibrio emotivo del soggetto, con conseguenze spesso spiacevoli.
Se l’ortoressia non è portata all’eccesso, si può considerare semplicemente una filosofia alimentare, come tante altre. Il problema sorge però quando il pensiero corre troppo spesso a come ci si deve nutrire, a cosa si deve escludere…
L’ortoressico non desidera dimagrire a tutti i costi, il suo scopo è quello di pianificare giorno per giorno la sua alimentazione al fine di scartare tutto ciò che considera contaminato, si informa, legge le riviste sulla salute, lava le verdure fino a consumarle, conosce perfettamente il numero di calorie giornaliere della sua dieta. In casi così sarebbe importante riconoscere l’esistenza del problema e chiedere un aiuto psicologico. 

Pubblicato il: 28-07-2021
Di:
FONTE : Rivistadipsichiatria.it

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