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Salute Medici, istituzioni e religiosi a confronto

Dalla pandemia parta un nuovo modello di etica della Salute

Logica emotiva, passione e dedizione come vaccino dell'anima per un nuovo approccio alla politica, alla comunicazione e alla società

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Dalla pandemia parta un nuovo modello di etica della Salute Archivio fotografico Pas

Occorre una rilettura della consuetudine, un cambiamento che deve essere anche etico-morale, dinanzi a una domanda di salute e di vita che punta alla centralità della persona. Un nuovo modo di fare salute dinanzi alle relazioni ferite provocate dal Covid.

Dalle certezze all'impotenza, alla precarietà, al dubbio delle decisioni con risvolti di medicina ed etica dinanzi al tema della responsabilità del singolo. Non tutto quello che è possibile è lecito ed è questo il ritorno del limite nel rapporto tra medicina, etica della salute universale e morale.

È quanto è emerso dal webinar Approcci innovativi tra etica e morale al tempo della pandemia. Confronto medico scientifico e riflessioni sul diritto alla cura per la vita con la partecipazione esponenti religiosi, parlamentari, clinici, specialisti.

«L'auspicio è che i fondi che verranno stanziati nel prossimo periodo per rivedere il Servizio Sanitario Nazionale e la sua presenza sul territorio siano destinati a cambiamenti strutturali che non perdano di vista i territori marginali, sia dal punto di vista geografico che sociale – ha commentato don Massimo Angelelli, direttore dell'Ufficio nazionale della Pastorale per la salute della CEI -. L'esperienza della pandemia ha inciso profondamente sul tessuto organizzativo e gestionale delle strutture sanitarie ma anche nel modo di fare medicina, di fare salute, di prendere in carico le persone. Le relazioni sono la parte più ferita della pandemia, tra coloro che erano dentro e fuori la terapia intensiva, fino a riguardare coloro che hanno accompagnato i loro cari alla soglia del pronto soccorso e non hanno potuto più salutarli visto che hanno ricevuto via telefono la notizia dei decessi».

«Siamo stati improvvisamente gettati nella coscienza della nostra parziale impotenza – ha affermato il Rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni –. Eravamo abituati che si potesse curare tutto o quasi tutto e che con la tecnologia potessimo superare i problemi. La pandemia ci ha rimesso nella situazione di dover pensare che abbiamo dei limiti. Rispetto a queste situazioni abbiamo un quadro già prefigurato nel Libro dei Salmi: l'uomo piccolo ma poco inferiore a Dio, cioè grandezza e miseria dell'uomo. Sono concetti ai quali non si pensa normalmente e la pandemia ha portato molto a farci pensare su questo».

«Il Covid ha influito molto sulla difesa e condizionato il personale militare impegnato nelle operazioni di controllo del bacino del Mediterraneo - ha spiegato il Contrammiraglio Fabio Agostini, Comandante dell’Operazione EUNAVFOR MED IRINI -. L’impatto più diretto ha implicato la necessità di minimizzare il rischio di diffusione del virus, provocando spesso interruzioni delle operazioni di contrasto del traffico di armi ed esseri umani e un allentamento dei controlli sul territorio internazionale. Un discorso a parte meritano le operazioni navali, dove un solo caso può determinare un focolaio incontenibile e a un decadimento delle attività. La limitata possibilità di controllo delle forze di polizia ha poi avuto anche un impatto indiretto sui flussi di migranti, aumentati nel 2020 per il ridotto controllo delle forze armate e per il minore controllo delle autorità libiche. Gli effetti negativi rischiano dunque di essere diversi, da una riduzione delle capacità di addestramento alle ripercussioni della crisi economica che si riscontreranno anche nel nostro ambito».

Pubblicato il: 22-03-2021
Di:
FONTE : Regia Congressi

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