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Le richieste di chi usa le e-cig

Non fumare per non nuocere alla salute, ma come tutelare chi usa le e-cig?

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Le richieste di chi usa le e-cig iStock

Si è da qualche giorno celebrata la giornata Mondiale senza tabacco e per l’occasione sono stati resi noti i risultati di un’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con l’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, l’Università Vita-Salute S. Raffaele, l’Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete Oncologica (ISPRO) e la Doxa.

L’indagine è stata svolta con l’obiettivo di cogliere gli effetti del lockdown sulle abitudini al fumo degli italiani.

Dall’analisi dei dati è emersa una vera dicotomia: alcuni fumatori hanno visto nel lockdown un’occasione per ripensare al proprio vizio del fumo ed eliminarlo e altri che si sono rivelati vere e proprie vittime di stress, hanno aggravato ulteriormente il consumo di prodotti con nicotina.

In particolare  gli utilizzatori (occasionali+abituali) di sigaretta elettronica prima del lockdown erano l’8,1% della popolazione italiana (18-74 anni).

Durante il lockdown tale percentuale è salita al 9,1% con un incremento degli utilizzatori di sigaretta elettronica pari a circa 436.000 persone. 

Tra gli utilizzatori di sigaretta elettronica che hanno peggiorato la loro condizione di consumatori durante il lockdown, il 38,9% ha incrementato il numero di puff, il 18,0% ha ripreso regolarmente ad utilizzarla, il 17,0% era un consumatore occasionale ed è diventato abituale (tutti i giorni), il 13,0% la utilizzava raramente (1-2 volte nella vita) ed è diventato un consumatore abituale, il 13% non l’aveva mai provata prima del lockdown.

In questo contesto si inserisce il lancio dell’hashtag #yestothir#ethramanifesto. 14.507.000 utilizzatori di vaporizzatori personali (e-cig) in Europa, rappresentati da 21 Associazioni di Consumatori riuniti in ETHRA (European Tobacco Harm Reduction Advocates) hanno lanciato il loro manifesto per invitare i responsabili politici a riconoscere i benefici della riduzione del danno da tabacco.

Nonostante l’OMS non abbia ancora parlato dei vaporizzatori personali come strumento di riduzione del danno, alcuni paesi occidentali affermano che la sigaretta elettronica è il principale strumento alternativo al fumo tradizionale, come la Gran Bretagna che in un documento miliare del Public Health England (che corrisponde al nostro Istituto Superiore di Sanità) dichiara, senza mai aver ricevuto alcuna smentita sino ad oggi che la sigaretta elettronica riduce il danno da fumo del 95 per cento.

Il capitolo 10 del documento contiene il dato fondamentale in cui vengono evidenziate le potenzialità della sigaretta elettronica in ottica di riduzione dei danni da tabacco e di prevenzione dei rischi sanitari.

Il Manifesto è un documento scritto dalle Associazioni che rappresentano i Consumatori che chiedono una adeguata regolamentazione delle soluzioni innovative per le persone che desiderano consumare tabacco in forme più sicure.

La riduzione del danno da fumo è sostenuta da ricerche basate sull’evidenza che devono essere tenute in degna considerazione dalla Conferenza delle Parti dell’OMS che si terrà nei Paesi Bassi nel 2021.

Pubblicato il: 03-06-2020
Di:
FONTE : ISS

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