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Autoabbronzanti: pro e contro

In alternativa al sole della spiaggia o alla lampada, molti usano gli autoabbronzanti: facciamo il punto della situazione

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Autoabbronzanti: pro e contro iStock

L'abbronzatura ottenuta applicando sulla pelle prodotti autoabbronzanti costituisce una pratica alternativa all'esposizione al sole, alle lampade abbronzanti e quindi ai possibili danni causati dai raggi ultravioletti.

In commercio si possono trovare sotto forma di creme e lozioni, spray o salviette imbevute che ognuno può applicarsi autonomamente. 

Per evitare rischi, tuttavia, bisogna saperli usare in modo corretto.

La sostanza che si trova più frequentemente in questi prodotti è il diidrossiacetone, conosciuto come DHA, che è  un carboidrato, o zucchero semplice.

Solo gli zuccheri di piccole dimensioni, come il DHA, e l’eritrulosio, spesso contenuto negli autoabbronzanti miscelato con il DHA, reagiscono rapidamente con le proteine delle cellule dello strato più superficiale della pelle. In seguito  a questa reazione, alcune ore dopo l’applicazione di un autoabbronzante sulla pelle si genera una colorazione temporanea che simula quella dell'abbronzatura naturale.

Non si tratta però di una vera abbronzatura, perché non viene stimolata la produzione di melanina dagli strati più profondi della pelle, ma semplicemente questi prodotti colorano la superficie, di solito con un colore più aranciato rispetto alla normale abbronzatura. 

Non contenendo filtri solari, non offrono nessuna protezione  dai raggi ultravioletti.

Poiché la colorazione è data dalla modifica di una proteina dopo una reazione chimica, essa non si elimina con il lavaggio e scompare solo quando lo strato superficiale della pelle colorato viene eliminato e sostituito con uno nuovo (circa una settimana). 

In commercio vi sono anche i cosiddetti bronzer, prodotti da trucco come ciprie e creme idratanti, che tingono la pelle ma svaniscono quando ci si lava.

Gli autoabbronzanti che si applicano localmente sono considerati, in genere, un'alternativa sicura all'esposizione al sole, approvati anche dalla  Food and Drug Administration (FDA), l'autorità statunitense di controllo dei farmaci.

Pubblicato il: 09-03-2020
Di:
FONTE : ISS Istituto Superiore di Sanità

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