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Salute La violenza sulle donne

La violenza sulle donne è un problema culturale

Intervista all'Avv. Valentina Ruggiero, una delle professioniste più esperte proprio nei casi di violenza.

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La violenza sulle donne è un problema culturale iStock

Sui dati sulla violenza sulle donne c'è una certa confusione, alcuni sostengono che siano esagerati e comunque in diminuzione, altri che sono sottostimati. Lei che ne pensa?

Purtroppo, i dati in merito alla violenza non sono affatto esagerati. Svolgo la professione di avvocato familiarista ormai da più di venti anni, e questo mi consente di avere una visione privilegiata in materia, poiché ogni giorno sono a contatto con queste realtà. Purtroppo, il mio lavoro mi ha portato a constatate che la violenza in ogni sua forma, psicologica e fisica, è presente quasi in ogni separazione tra le parti. Negli ultimi anni ho deciso di istituire un osservatorio che raccolga ed elabori dati sul fenomeno, cercando di capire quale sia la reale diffusione e i modi in cui questo si manifesta. Se si vuole discutere della violenza fisica i dati, raccolti dal mio osservatorio indicano 1 caso su 10. La violenza esiste e bisogna combatterla, non si può far finta di niente.

Da tempo sto cercando di promuovere il messaggio che che l’educazione contro la violenza debba iniziare già dalla preadolescenza, sia tra i maschi, sia tra le femmine. Questo vuol dire che la scuola, così come tutti noi genitori, siamo importanti per un mondo e una società migliore e per supportare attivamente la lotta contro la violenza di genere e familiare.

Si tratta principalmente di atti di violenza fisica vera e propria o »solo» di molestie?

In genere, se prendiamo in esame principalmente l’ambito strettamente famigliare, si tratta di violenza fisica e non molestie. Queste ultime, invece, riguardano soprattutto l’ambito non circoscritto alla famiglia stretta, ma alla famiglia allargata o parentale o all’ambiente esterno.

Questo non vuol dire, però, che questi episodi siano meno gravi. Ricordiamo che si tratta pur sempre di un atto violento che lede e limita la libertà personale e il benessere psicologico e fisico di un individuo. Inoltre, questi atti violenti, che si tratti di violenza fisica o molestie, avvengono principalmente per mano di qualcuno che la vittima conosce, con il quale ha un rapporto di parentela, affettivo o, comunque, di fiducia.

Che tipo di casi le è capitato nel suo lavoro?

Tutti i tipi di violenza, e questa è una cosa terribile, alla quale non ci si abitua mai. Ma la violenza peggiore, quella che continua a coglierti emotivamente impreparata, anche se l’hai vista decine o centinaia di volte, è quella nell’ambito della famiglia stretta. Questo tipo di violenza non riesci ad accettarla ed introitarla e ci vuole più tempo per reagire. La famiglia dovrebbe essere l’ambiente protettivo in cui ognuno di noi abbassa le difese, un porto sicuro. Eppure, è proprio tra queste quattro mura che spesso si nascondono i carnefici peggiori.

Lei si è spesa molto recentemente per evidenziare come la violenza sulla donne sia un elemento soprattutto culturale. A suo avviso cosa occorrerebbe fare per affrontare seriamente il problema?

Cambiare un comportamento interiorizzato e sedimentato nella coscienza nel corso degli anni è molto complicato, per questo è importante indicare ai ragazzi e alle ragazze i comportamenti giusti sin dagli anni della preadolescenza. Introdurre corsi di educazione civica all’interno delle scuole medie, nei quali si insegni il rispetto verso l’altro, a riconoscere ogni forma di violenza e a denunciarla, sia che se ne sia vittima, sia che si sia solo spettatore. Ma, come più volte ripetuto, l’educazione all’antiviolenza passa soprattutto attraverso gli esempi che si danno ai figli nella vita di tutti i giorni. Soprattutto i figli maschi interiorizzano e emulano il padre o il genitore più aggressivo. Quindi non solo parlare con i propri figli e educarli sul punto, ma dare esempi concreti di non aggressività in famiglia.

Il fenomeno della violenza nelle dinamiche di coppia, sia essa fisica o psicologica, pare essere un problema generale, non sono pochi i casi di uomini maltrattati, abusati psicologicamente o anche fisicamente. Secondo lei a cosa è dovuto questo fenomeno apparentemente nuovo?

La società sta mutando, da anni si cerca di infrangere i confini che definivano in modo stereotipato le caratteristiche e i ruoli di ciascun genere. Negli ultimi anni sono aumentati i casi di violenza nei confronti degli uomini commessi per mano di donne.

Riuscire a individuare i processi mentali che portano a scatti di ira o ad eccessi di violenza è molto complesso, e riguarda l’area di competenza di psicologi e psichiatri. Ciò che posso dire io in qualità di Avvocato familiarista, basandomi su quanto riscontrato da me in prima persona nell’ambito della mia attività lavorativa, è che oggi le donne sono soggette ai medesimi stimoli degli uomini, e spesso questi innescano reazioni molto simili. La donna subisce le stesse frustrazioni e sopporta gli stessi livelli di stress che un tempo erano ad esclusivo appannaggio dell’uomo, che lavora fuori casa e aveva il compito di provvedere al fabbisogno dell’intera famiglia.

Esistono diverse associazioni e strutture che si occupano di assistere ed aiutare la donna vittima di violenza, secondo lei si tratta di una rete sufficiente? Cosa occorrerebbe fare per migliorarla?

Le associazioni antiviolenza sono essenziali, operano bene e in modo competente. Spesso riescono ad arrivare lì dove lo Stato non riesce ad arrivare, anche grazie ad una maggior capillarizzazione sul territorio, che fa sì che possano fornire risposte in tempi molto più rapidi. Il problema, purtroppo, è che queste strutture hanno pochi fondi e, spesso, si trovano vittime di ulteriori tagli di budget, come se il loro lavoro fosse qualcosa di superfluo ed accessorio per la società.

Al contrario, devono essere aiutate materialmente con sedi, aiuti economici costanti e collaborazioni costanti. Anche il volontariato è essenziale in questo campo, ma c’è bisogno di personale qualificato in grado di offrire un servizio professionale, come, ad esempio, assistenza legale o psicologica.

www.avvocatovalentinaruggiero.it

Pubblicato il: 24-01-2020
Di:
FONTE : avvocatovalentinaruggiero.it

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