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La sindrome dell'occhio secco: quali i fattori di rischio?

Si tratta di una patologia molto diffusa, soprattutto in età anziana

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Può essere dovuta a eccessiva evaporazione lacrimale, e in questo caso si parla di dislacrimia, o a ridotta produzione lacrimale, chiamata ipolacrimia.

Il film lacrimale è una sottile pellicola grazie alla quale l’occhio può svolgere le sue funzioni. 

Iniziano così ad essere avvertiti bruciori, fastidio e arrossamento agli occhi, sensazione di corpo estraneo, fotofobia, cioè sensibilità alla luce.

Quali sono i fattori di rischio? L’età avanzata è uno dei più comuni, soprattutto per le donne dopo la menopausa. Anche malattie infiammatorie dell’occhio e le pregresse infezioni da Herpes virus possono costituire un fattore predisponente. Il problema è molto sentito anche dai portatori di lenti a contatto, di cui circa la metà ne soffre.

Fissare per ore lo schermo di un computer o di un tablet, infine, può ridurre il meccanismo involontario dell’ammiccamento, che fa alzare e abbassare le palpebre, aiutando il film lacrimale a distribuirsi uniformemente sulla superficie oculare. Se siamo costretti per lavoro a utilizzare in modo continuativo un computer, possiamo almeno una volta ogni ora distogliere lo sguardo e chiudere gli occhi per un paio di minuti.

La diagnosi di occhio secco deve essere fatta dall’oculista, che potrà consigliare un collirio adatto a base di lacrime artificiali

Da parte nostra, ci possiamo aiutare con l’alimentazione, mangiando più frutta e verdura e bevendo molta acqua, in modo che aumenti l’idratazione generale dell’organismo e quindi anche la produzione lacrimale, e controllando l’umidità dell’ambiente dove lavoriamo e viviamo, soprattutto se ci sono bambini e persone anziane.

Pubblicato il: 05-01-2020
Di:
FONTE : Centro Italiano Occhio Secco (CIOS)

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