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Farmaci generici, aumento di prescrizioni per nuove terapie

I nuovi utilizzatori sono più aperti all'utilizzo di un farmaco generico, sempre diffidenti, invece, coloro che hanno già iniziato la terapia

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Farmaci generici, aumento di prescrizioni per nuove terapie iStock

Tra il  2008 e il 2018 si è registrato un aumento delle prescrizioni di farmaci generici per pazienti che iniziano per la prima volta un trattamento con un farmaco equivalente, mentre restano pochi coloro che scelgono di passare dal brand a un generico nel corso di terapie consolidate.

Il cambiamento di prescrizione da generico a brand avviene invece solo per categorie di prodotti che, pur essendo di uso consolidato nella clinica, presentano profili di scarsa maneggevolezza, e si tratta comunque di fenomeni la cui incidenza è andata diminuendo e che riguardano sempre meno persone, soprattutto nel primo anno di trattamento. 

Lo rivela lo Studio Equipe, realizzato d’accordo con Assogenerici dall’Istituto di ricerca della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), che ha analizzato il profilo di prescrizione dei farmaci equivalenti in medicina generale per quanto riguarda l’ipertensione arteriosa, le malattie ischemiche cerebro/cardiovascolari e la depressione.

Lo studio è stato presentato nell’ambito del 36° Congresso Nazionale SIMG Progetti e Strumenti per la Medicina Generale del Futuro a Firenze. Sono state prese in considerazione le informazioni cliniche riguardanti oltre 1 milione e mezzo di assistiti.

Da Assogenerici fanno notare che la diffidenza verso i farmaci equivalenti esiste ancora, sia tra i pazienti, sia tra gli operatori sanitari. Da rilevare tuttavia che i risultati di questa ricerca sono incoraggianti, sia sul fronte dell'avvio delle terapie direttamente con farmaci equivalenti, sia su quello dell'individuazione delle aree dove tali diffidenze persistono per la scarsa maneggevolezza dei principi attivi analizzati (per esempio diuretici e acido acetilsalicilico a basse dosi).

Pubblicato il: 06-12-2019
Di:
FONTE : Istituto di ricerca della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie

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