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Salute Giornata contro la violenza sulle donne

Mutilazioni genitali femminili, la ricostruzione è possibile

La medicina e la chirurgia rigenerativa ampliano come mai prima d'ora le possibilità di cura per le donne che hanno subito queste pratiche

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Mutilazioni genitali femminili, la ricostruzione è possibile iStock

Secondo i dati dell'Unicef, nel mondo sono 200 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali. «La pratica è fuori legge nella maggioranza dei Paesi, ma è ancora ampiamente eseguita – dice Stefania de Fazio, presidente del Primo Summit Interdisciplinare sulle mutilazioni genitali femminili, evento che si è svolto a Napoli il 25 novembre in occasione della giornata contro la violenza sulle donne -. Le mutilazioni genitali sono lesive dell'integrità fisica e della dignità delle donne e costituiscono un serio pericolo per la salute. Non sono infrequenti i casi di morte, per emorragia o infezione, e le conseguenze negative permangono anche in seguito, con dolore durante i rapporti sessuali e difficoltà durante il parto. Per questo le esigenze ricostruttive sono molto elevate».

E, per fortuna, ricostruire è possibile. Anzi, adesso è possibile come mai prima d'ora, grazie alle armi messe in campo dalla medicina e dalla chirurgia rigenerativa, vere protagoniste di un processo che punta a restituire all'area genitale di queste vittime forma e funzione.

«Oltre ad essere un tema umanitario, le mutilazioni genitali femminili ci riguardano come società scientifica – fa notare Francesco D'Andrea, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica, che ha organizzato il Summit –. Per questo ci siamo impegnati per arrivare alla firma di un accordo con l'Associazione Italiana di Urologia Ginecologica e del Pavimento Pelvico (AIUG): per scrivere insieme linee guida che possano dare alle vittime di mutilazione la miglior ricostruzione possibile. Date le implicazioni ginecologiche e urologiche, l'approccio multidisciplinare è fondamentale». Il contributo della chirurgia plastica è proprio nell'ambito rigenerativo, innanzitutto grazie al grasso autologo, cioè della paziente stessa, che è ricco di importanti fattori di crescita quali le cellule staminali adulte. Grazie all'autotrapianto di grasso, è possibile migliorare le cicatrici, eliminandone la dolorabilità, ricreare i volumi perduti e dare il via a una rigenerazione che coinvolge i vasi sanguigni e le terminazioni nervose. Per tutto questo, la ricostruzione possibile grazie ai progressi della medicina e chirurgia rigenerativa non ha nulla a che vedere con quella che è stata praticata fino a qualche anno fa (o in strutture che non prevedono il ricorso a questi strumenti).

MGF Unit, il futuro della ricostruzione

Le mutilazioni genitali femminili sembrano un tema lontano dall'Italia, ma non è così. Secondo i dati di uno studio dell'Università Bicocca di Milano, e riferito al 2016, nel nostro Paese vivono 60-80.000 donne che hanno subito una mutilazione genitale. Per loro, in base a quanto presentato al Summit di Napoli, si propongono centri multidisciplinari che ricalcano quelli delle Breast Unit, le unità complesse di senologia che affiancano radiologi, oncologi e chirurghi plastici, garantendo alle donne un trattamento migliore. «È un modello di cura di grande successo, come dimostrano i numeri – sottolinea de Fazio -: le donne curate nelle Breast Unit hanno una percentuale di sopravvivenza superiore del 18% rispetto a quelle curate in centri meno strutturati. Il nostro obiettivo, che non prevede un costo ulteriore per la sanità pubblica, ma solo uno sforzo organizzativo, è quello di fornire alle vittime di mutilazione tutti gli specialisti e tutto il supporto necessario per recuperare al meglio, affiancando ginecologi, urologi e chirurghi plastici».

Pubblicato il: 27-11-2019
Di:
FONTE : SICPRE

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