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Salute I rischi per la salute legati alla pratica sportiva

Calcio professionistico: uno sport pericoloso per la demenza

Da uno studio scozzese emerge che sono troppo elevati i rischi di Alzheimer e Parkinson per i calciatori professionisti a causa degli eccessivi 'colpi di testa'

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Calcio professionistico: uno sport pericoloso per la demenza iStock

Da un recente studio dell'Università di Glasgow, pubblicato sulle pagine del New England Journal of Medicine, emerge che gli atleti professionisti che praticano un'attività sportiva di contatto - in particolare i calciatori - sarebbero più a rischio di sviluppare demenze, tra cui la malattia di Alzheimer e il Parkinson.

Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno preso in esame le cartelle cliniche di oltre 7 mila  ex calciatori professionisti scozzesi, e le hanno successivamente confrontate con quelle di circa 23 mila non atleti. Dalle analisi, i ricercatori hanno scoperto che i calciatori tendono a sviluppare demenza e malattie neurodegenerative a tassi significativamente più altri rispetto alla popolazione generale. In particolare, sebbene gli sportivi evidenzino un minor rischio di morire per malattie cardiache e alcuni tipi di cancro (come quello al polmone) rispetto ai non professionisti, presentano tuttavia oltre il triplo delle probabilità di morire per malattie neurodegenerative, come l'Alzheimer, il Parkinson e la Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). In media, spiegano i ricercatori, il rischio di morire per una malattia neurodegenerativa appare dell'1,7% nei calciatori professionisti, rispetto allo 0,5% nella popolazione generale.

Secondo la ricerca il principale indiziato sono quelli che in gergo calcistico vengono chiamati ‘colpi di testa’, ovvero l'impatto che frequentemente avviene tra la palla e la testa del calciatore: secondo lo studio, non è tanto un colpo forte alla testa, ma piuttosto la quantità totale di colpi accumulati durante tutta la carriera dello sportivo. Si stima, infatti, che un calciatore professionista colpisca la palla con la testa dalle sei alle dodici volte a partita. Dunque, e senza contare tutti gli allenamenti, nella propria carriera un calciatore potrebbe fare migliaia di colpi di testa. E’ bene precisare, tuttavia, che lo studio non solo necessita di conferma,  ma si riferisce strettamente ai professionisti: i genitori di bambini che giocano a calcio non hanno dunque motivo di temere che i loro figli siano destinati a soffrire di demenza più avanti negli anni. Piuttosto, dovrebbero concentrarsi sui sostanziali benefici per la salute dell'esercizio fisico e della partecipazione a uno sport di cui godono i loro piccoli. Ad ogni modo sarebbe opportuno che questi risultati aprissero  una strada a una maggior ricerca e consapevolezza delle potenziali conseguenze a breve e lungo termine dei colpi di testa nella pratica del calcio.

Pubblicato il: 29-10-2019
Di:
FONTE : New England Journal of Medicine

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