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Salute Il database in fase sperimentazione

Protesi mammarie, con il registro cresce la sicurezza

I dispositivi impiantati nel seno sembrano poter essere correlati a una rara forma di tumore. Per questo il Ministero si è impegnato in prima persona nella raccolta di dati

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Protesi mammarie, con il registro cresce la sicurezza iStock

Spesso le protesi mammarie sono oggetti dimenticati. Le donne a cui sono state impiantate - sia per scopo ricostruttivo, sia estetico – qualche anno dopo l'intervento tendono a non avere più nessun riferimento (marca, tipologia, materiale di rivestimento e materiale utilizzato all'interno) del device che portano con sé giorno e notte. E questo è male, soprattutto perché sembra poter esistere una correlazione tra un tipo di protesi »ruvide» e una rara forma di tumore, il linfoma anaplastico a grandi cellule, ALCL. «Il registro si è reso più che mai necessario in seguito alla recente estromissione dal mercato di un tipo di protesi – sottolinea la prof.ssa Adriana Cordova, presidente del 68° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica SICPRE -. L’eventuale correlazione tra alcuni tipi di protesi e l'ALCL impone una seria riflessione sul tema della sicurezza degli impianti». Una riflessione che è diventata più che mai urgente in seguito al primo caso di morte in Italia per ALCL, che è stato reso noto a maggio. E proprio di protesi e sicurezza si è parlato all'ultimo congresso SICPRE, il principale appuntamento scientifico dell'anno per la chirurgia plastica, evidenziando il grande passo avanti rappresentato dal registro delle protesi mammarie.

Come funziona il registro delle protesi

Istituito sulla carta diversi anni fa, il Registro delle protesi mammarie è diventato realtà il 25 marzo 2019. In quella data, infatti, è stata attivata la fase sperimentale di questo database che punta a raccogliere tutte le informazioni relative ai dispositivi mammari impiantati in Italia, sia a scopo ricostruttivo, sia a scopo estetico. Ad oggi, i chirurghi autorizzati all'inserimento dei dati sono circa 80, ma il Ministero della Salute punta ad ampliare rapidamente il numero e la capillarità degli aderenti, per aumentare la messe di dati e avere quindi più informazioni per individuare l'eventuale correlazione tra protesi e tumore, per ricavare percentuali e constatare l'efficacia delle cure.

Attenzione ai cambiamenti di forma

Innanzitutto, una premessa: l'ALCL è una forma estremamente rara. In base ai dati del Ministero della Salute, oggi nel mondo si stimano circa 800 casi su 10 -35 milioni di pazienti. In Italia, i casi segnalati alla Direzione generale dei dispositivi medici del Ministero della Salute sono 41, nel lasso di tempo che va dal 2010 al marzo 2019, su un totale di circa 411 mila protesi impiantate nel nostro Paese negli ultimi 8 anni. Detto questo, l'ALCL esiste ed è importante diagnosticarlo presto. Quando ciò avviene, la paziente guarisce semplicemente con la rimozione della capsula fibrosa che avvolge la protesi. Ma quali sono i segnali che devono far scattare l'allarme? Uno, principalmente, un rigonfiamento che si presenta a diversi anni dall'impianto di protesi, in media 7. «La prima raccomandazione da fare alle donne è quella di sottoporsi sempre ai controlli consigliati – dice ancora Cordova -. E ovviamente di non trascurare eventuali cambiamenti nella forma della mammella. Dopo una prima visita, questi andranno indagati con ecografia, risonanza magnetica e ago aspirato».

Insomma, più sicure con il registro delle protesi ma ancora più sicure facendo tutti i controlli e non trascurando i possibili cambiamenti del seno.

Pubblicato il: 10-10-2019
Di:
FONTE : 68° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE

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