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Salute Secondo l'OMS sono a rischio 2 milioni di bambine

Mutilazioni genitali, vietato far finta di niente

Parte della cultura tradizionale di molti Paesi del mondo, queste pratiche sono spesso fuori legge, ma tuttora eseguite

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Mutilazioni genitali, vietato far finta di niente iStock

Inutile negare, il tema non è dei più gradevoli. Tuttavia, le mutilazioni genitali femminili sono una pratica tuttora eseguita in molti Paesi del mondo e anche una concreta minaccia per tante bambine e ragazze che vivono in Italia. Vietato far finta di niente, allora, come dichiarato al 68° congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica SICPRE, che si è appena concluso a Palermo. L'imperativo si traduce in un obbligo di informazione e sensibilizzazione e in un obbligo di cura, un ambito questo in cui è ancora necessario mettere a punto un protocollo di trattamento, data anche la necessità di coinvolgere diversi specialisti. Sì, perché anche dopo aver subito questa pratica si può recuperare moltissimo, in termini di benessere e funzionalità.

«Come associazione umana e scientifica non possiamo restare a guardare, ma siamo in prima fila per combattere questo fenomeno», dice Adriana Cordova, presidente del Congresso di Palermo. Un compito di cui i chirurghi plastici prendono su di sé il ruolo principale e di coordinamento, anche in considerazione di una pura constatazione anatomica. «Le mutilazioni genitali femminili riguardano l'area vulvare, di pertinenza dei chirurghi plastici in quanto massimi esperti dei tessuti molli – fa notare Stefania de Fazio, referente della Sezione Mutilazioni Genitali Femminili (MGF), nata all'interno del Capitolo di Chirurgia Genitale Femminile e Maschile della SICPRE -. Ovviamente, date le implicazioni urologiche e ginecologiche, immaginiamo protocolli di cura multidisciplinari, che appunto coinvolgano anche questi specialisti. Redigere queste linee guida multidisciplinari è il nostro prossimo obiettivo, in modo da dare ai medici algoritmi di cura con cui affrontare queste problematiche non ancora codificate».

Il trattamento delle mutilazioni genitali e le Breast Unit

Le Breast Unit, i centri multidisciplinari di senologia creati in Italia su recepimento della normativa europea, sono realtà in molti ospedali del nostro Paese. «Dati statistici alla mano – dice ancora Cordova - le donne ammalate di tumore al seno che vengono curate in una Breast Unit hanno maggiori probabilità di guarigione rispetto a quelle trattate in centri meno strutturati».

E la ricostruzione in seguito a mutilazioni genitali dovrebbe avvenire con gli stessi criteri di integrazione multidisciplinare, per dare alle donne le migliori possibilità di recupero. »A novembre, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne – dice de Fazio – speriamo di firmare il primo protocollo di intesa e di intervento con un'altra società scientifica. La battaglia in difesa delle donne va combattuta il più possibile insieme».

Mutilazioni genitali femminili: chi, come e quando

Secondo l'OMS nel mondo hanno subito questa pratica 100 -140 milioni di donne. E 2 milioni di bambine e ragazze ogni anno corrono il rischio di essere sottoposte a mutilazioni di diverso grado, ma sempre lesive dei loro diritti, dell'integrità fisica e che costituiscono una seria minaccia per la salute psico-fisica.

Parte della cultura tradizionale di molte aree del mondo, dall'Africa all'Indonesia, le mutilazioni genitali femminili possono avvenire nelle prime settimane di vita, durante l'infanzia o all'inizio della pubertà. E non sono tutte uguali. Quando si asporta il clitoride si parla di mutilazione di grado 1, quando oltre a questo si riducono o eliminano le piccole labbra si è di fronte a una mutilazione di grado 2, quando si aggiunge il restringimento dell'introito vaginale, la cosiddetta infibulazione, è stata praticata una mutilazione di grado 3. Anche per i metodi rudimentali in cui solitamente avvengono, le mutilazioni genitali femminili sono spesso causa di gravi infezioni (possono anche portare alla morte) e di un'alterazione psichica temporanea o permanente, legata al trauma vissuto e ai disagi conseguenti.

Pubblicato il: 08-10-2019
Di:
FONTE : 68° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE

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