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Salute Epatite B: un'infezione silenziosa

Scoperto il malfunzionamento alla base dell'epatite B

Una ricerca italiana svela alcuni meccanismi della risposta immunitaria inefficace nella forma cronica della malattia e dimostra, in un modello sperimentale, la potenziale efficacia di una molecola capace di riattivare tale risposta

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Scoperto il malfunzionamento alla base dell'epatite B iStock

Il contagio da virus dell'epatite B può dare origine sia alla forma acuta della malattia, che in genere si risolve in breve tempo, sia alla forma cronica, per cui non esiste alcuna cura ma solo delle terapie di contenimento. Ora, una ricerca italiana, coordinata da Matteo Iannacone dell’Ospedale San Raffaele di Milano - recentemente pubblicata su Nature - svela alcuni meccanismi della risposta immunitaria inefficace nella forma cronica della malattia e dimostra, in un modello sperimentale, la potenziale efficacia di una molecola capace di riattivare tale risposta.

Quella dell’epatite B è un’infezione silenziosa: il virus continua a riprodursi nelle cellule del fegato anche per decenni senza sintomi specifici, favorendo lo sviluppo di cirrosi o tumore. Non si sa ancora perché il sistema immunitario in alcuni casi si inceppi, da ricerche precedenti si è però capito che ciò dipende dalla disfunzione di un sottogruppo di globuli bianchi chiamati ‘linfociti T’. Combinando tecniche genomiche con un particolare tipo di microscopia, che permette di osservare dal vivo il comportamento delle cellule, i ricercatori del San Raffaele hanno scoperto che la scarsa capacità di reazione dei linfociti al virus dell’epatite B è dovuta a meccanismi diversi da quelli già osservati contro altri virus o cellule tumorali. Ciò significa che i farmaci utilizzati per riattivare il sistema immunitario, già somministrati nel trattamento di alcuni tipi di tumore, potrebbero non funzionare per l’epatite B cronica.

La nota positiva è che la caratterizzazione di questi linfociti T disfunzionali ha permesso di indentificare alcune molecole in grado di risvegliarli. Di queste, una è già stata testata con successo in vitro: l’interleuchina 2, prodotta normalmente durante altri tipi di infezioni, è stata in grado di togliere il freno che impediva ai linfociti T di aggredire le cellule infettate dal virus. Certo, è ancora presto per cantare vittoria, però finalmente si è riusciti a comprendere a fondo il malfunzionamento che sta alla base dell’epatite B cronica: su queste basi, lo sviluppo di una terapia specifica potrebbe non essere più un’utopia.

Pubblicato il: 09-10-2019
Di:
FONTE : Nature

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