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Salute Sfatato il mito di certi integratori per la salute del cuore

La vitamina D non migliora la salute cardiovascolare

Se si parla di salute cardiovascolare, assumere capsule o bustine contenenti vitamina D è di fatto inutile: le uniche indicazioni di sicura efficacia riguardano la prevenzione delle fratture in pazienti anziani carenti di tale vitamina

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La vitamina D non migliora la salute cardiovascolare iStock

Sia per chi intende fare prevenzione sia per chi ha già cuore o vasi non in salute eccellente e intende evitare ricadute l’aggiunta di vitamina D alla dieta non conferisce una protezione cardiovascolare. Ad affermarlo è una meta-analisi pubblicata sulla rivista Jama Cardiology, secondo cui se si parla di salute cardiovascolare, assumere capsule o bustine contenenti vitamina D è di fatto inutile: le uniche indicazioni di sicura efficacia riguardano la prevenzione delle fratture in pazienti anziani carenti di tale vitamina, le cui ossa sono considerate più a rischio, in ragione di una diagnosi di osteoporosi.

L’ipotesi che l’integrazione della dieta con la vitamina D potesse ridurre il peso delle malattie cardiovascolari aveva preso piede dopo che diversi studi avevano evidenziato una maggiore incidenza di eventi di questo tipo nelle persone con bassi livelli della molecola nel sangue.

Gli autori della pubblicazione su Jama Cardiology hanno pertanto deciso di fare un po' di chiarezza, tramite un compendio delle conclusioni di ventuno studi clinici in cui erano stati confrontati gli esiti cardiovascolari di un trattamento integrativo con la vitamina D con quelli registrati in persone che non avevano fatto ricorso agli integratori. Ebbene, nel tempo, tra i due gruppi posti a confronto non è emersa alcuna differenza relativa all’incidenza di eventi cardiovascolari: sovrapponibili sono risultati i numeri dei decessi per cause cardiovascolari e le ricadute di ictus e infarti.

Ciò ha portato i ricercatori a sancire l’inutilità dell’assunzione della vitamina D per la prevenzione cardiovascolare. I dati degli studi precedenti, infatti, non tenevano conto di altri possibili fattori in grado di determinare un peggioramento della salute del cuore e dei vasi, come le abitudini alimentari, la sedentarietà e la contemporanea presenza di altre malattie croniche: condizioni che, oltre a minare la salute cardiovascolare dall’interno, possono influenzare i livelli di vitamina D rilevabili nel siero. Da qui la probabile associazione, alla cui base non ci sarebbe però alcun nesso di causalità.

Pubblicato il: 25-09-2019
Di:
FONTE : Jama Cardiology

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