Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute Divergenti teorie sull'assenza di batteri nell'utero materno

L'utero materno è davvero un ambiente asettico?

Secondo un recente studio di un team di ricercatori dell'Università di Cambridge, i batteri presenti nell'utero e nella placenta sarebbero da attribuire a contaminazioni causate dagli strumenti cui viene estratto il DNA e dalle macchine con cui viene sequenziato e analizzato

3.5 di 5
L'utero materno è davvero un ambiente asettico? iStock

Per molto tempo il mondo scientifico ha ritenuto che il feto, nell'utero materno e all'interno della placenta, si trovasse in un ambiente asettico, cioè isolato dai microbi. Alcuni anni fa questa teoria è stata, tuttavia, messa in discussione da alcune ricerche che hanno individuato tracce della presenza di microbi nell'utero e nella placenta: si sarebbe trattato della prova che il feto non si sviluppa in un ambiente protetto, ma entra in contatto con i batteri già prima della nascita, ponendosi dunque nelle condizioni di sviluppare possibili infezioni già prima della nascita. Un recente studio, condotto da un team di ricercatori dell'Università di Cambridge, sembra smentire ora quest’ultima ipotesi, confermando invece quella secondo cui l’utero e la placenta sono realmente un ambiente che, ‘in condizioni normali’, è quasi del tutto privo di microbi.

Il ribaltamento della teoria del grembo della madre sterile è avvenuto nel 2014, quando la ricercatrice Kjersti Aagard, del Baylor College of Medicine (Usa), annunciò di avere individuato il DNA di molte specie batteriche, tali da formare un microbiota con caratteristiche peculiari nei campioni di placenta di 320 donne. Altri studi, in seguito, hanno confermato la scoperta. Ma quello degli studiosi di Cambridge torna ora alla vecchia ipotesi, utilizzando però quella precisazione: ‘ in condizioni normali’. Sì, perché secondo i ricercatori i microbi trovati dove non dovrebbero esserci sarebbero in realtà soltanto il frutto di contaminazioni avvenute durante gli esperimenti, dovute sia agli strumenti con cui viene estratto il DNA, sia alle macchine con cui viene sequenziato e analizzato.

La nuova analisi si basa sui campioni raccolti da 500 donne, e trattati con precauzioni speciali volte proprio a impedire (o al contrario, a rivelare) questo genere di contaminazione. Su molti campioni, per esempio, sono stati utilizzati due kit diversi, oppure sono stati fatti test anche su campioni di prova, o infine il DNA è stato estratto con tecniche diverse. Ebbene, prese queste misure, e fatte prove e controprove, in effetti, in nessuno dei campioni è apparsa una comunità di batteri come quelle descritte dai precedenti studi. Se si esclude il ruolo della placenta (ma alcuni ricercatori non ne sono ancora convinti), resta naturalmente da spiegare come e quando inizi a svilupparsi il microbiota. L’ipotesi principale è che il primo contatto con i batteri colonizzatori si verifichi durante il parto, con il passaggio del bambino nel canale della nascita, ma ci sono ancora molte domande senza risposta.

Pubblicato il: 05-09-2019
Di:
FONTE : Università di Cambridge

© 2019 sanihelp.it. All rights reserved.