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Salute Allucinazione, una percezione senza oggetto

Studiate allucinazioni con una nuova tecnica: l'optogenetica

Un nuovo studio sul fenomeno dell'allucinazione potrebbe consentire di giungere a quelle risposte necessarie a sviluppare terapie per patologie come la schizofrenia

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Studiate allucinazioni con una nuova tecnica: l'optogenetica iStock

L'allucinazione è spesso definita in psicopatologia »percezione senza oggetto», in altre parole si tratta di una falsa percezione in assenza di uno stimolo reale. Le allucinazioni testimoniano quasi sempre la presenza di una patologia, purtroppo i meccanismi che le governano non sono alla scienza ancora del tutto chiari; è pertanto di fondamentale importanza uno studio recentemente effettuato da un team di ricercatori dell'Università di Stanford, i quali hanno cercato di fare luce su questo fenomeno impiegando come cavie alcuni topolini di laboratorio. Si è così scoperto che basta l'attività di pochi neuroni, anche meno di 20, per generare un'allucinazione; e se si considera che qualsiasi neurone può accendersi casualmente anche in assenza di stimoli, la domanda a cui va data risposta è: come mai i roditori, e così noi umani, non viviamo in un costante stato di allucinazione?

Per giungere a questa scoperta, i ricercatori si sono avvalsi di una nuova tecnica, l’optogenetica: sviluppata dallo stesso team, consiste nella stimolazione del cervello mediante fasci di luce infrarossa, i quali colpiscono specifici neuroni a loro volta modificati al fine di diventare sensibili a una specifica frequenza luminosa. All'inizio dell'esperimento è stato insegnato ai topi a reagire a stimoli reali, per fare ciò gli scienziati hanno alternato immagini di barre nere verticali e orizzontali, e allenato i topi ad associare quelle verticali a un premio. Dopodiché hanno identificato quali aree del cervello rispondevano ai diversi stimoli e le hanno modificate così da renderle fotosensibili. Infine hanno illuminato i neuroni corretti, hanno ‘convinto’ i topi di stare vedendo una barra verticale e osservato gli animali andare in cerca del premio. In altre parole, la reazione del loro cervello all'allucinazione indotta era esattamente la stessa avuta di fronte all'immagine reale.

Ciò che ha davvero stupito, tuttavia, è quanti pochi neuroni bastino a convincere l'animale di stare vedendo qualcosa che non esiste: se ne bastano una manciata come mai non si hanno allucinazioni continuamente? Ebbene, la risposta è legata al modo in cui il nostro cervello interpreta gli stimoli visivi (reali o meno) e a quali meccanismi utilizza per separare l'attività reale da quella ‘spuria’, giungere a questa risposta potrebbe essere di aiuto nello sviluppo di terapie per patologie come la schizofrenia.

Un aspetto collaterale della ricerca, legato all'induzione degli stimoli artificiali (l’optogenetica), potrebbe aiutare ipovedenti e non vedenti a recuperare la vista. Ad esempio, in California è già allo studio un sistema che raccoglie le immagini da una microcamera impiantata vicino all'occhio e le trasforma in stimoli cerebrali; ciò ha già permesso ad alcune persone non vedenti di riuscire a distinguere un quadrato bianco su uno schermo nero.

Pubblicato il: 20-08-2019
Di:
FONTE : Università di Stanford

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