Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute Una speranza per affrontare le malattie neurodegenerative

Uno studio italiano contro la demenza prefrontale

Un nuovo studio italiano promette di aver individuato il modo di rallentare la progressione nella demenza prefrontale, migliorando alcune funzioni cognitive e comportamentali nei soggetti colpiti da questa malattia

3.5 di 5
Uno studio italiano contro la demenza prefrontale iStock

Un nuovo studio italiano, condotto dalla Fondazione Santa Lucia e presentato ad Oslo, al Congresso dell’European Accademy of Neurology, promette di aver individuato il modo di rallentare la progressione nella demenza prefrontale, migliorando alcune funzioni cognitive e comportamentali nei soggetti colpiti da questa malattia.

La demenza prefrontale è una patologia di cui attualmente non si conosce alcuna cura ed è la seconda causa di demenza dopo la malattia di Alzheimer prima dei 65 anni di età. A differenza dell’Alzheimer, la demenza frontotemporale colpisce in maniera selettiva alcune parti del cervello, in prevalenza i lobi frontale e temporale e, dal punto di vista clinico, i sintomi non interessano la memoria ma il comportamento: i malati cambiano personalità, diventano disinibiti, apatici o irritabili. In alcuni casi presentano deficit del linguaggio molto marcati, forme di afasia progressiva con perdita della capacità di parlare e, in altri, anche un deficit intellettivo: la demenza semantica, che comporta un’erosione di tutte le conoscenze acquisite nel corso della vita.

Recenti ricerche hanno dimostrato che anche nel caso della demenza frontotemporale la neuroinfiammazione è coinvolta nel processo neurodegenerativo sin dalle prime fasi della malattia; la scienza sta, pertanto, cercando di percorrere nuove strade per determinare, tramite l'uso di farmaci, il controllo della neuroinfiammazione e dunque della malattia stessa.

Il recente studio dei ricercatori della Fondazione Santa Lucia è stato effettuato al fine di indagare la possibile efficacia (nonché la sicurezza) di PeaLut (palmitoiletanolamide co-ultramicronizzata con Luteolina): un microcomposito originale ottenuto per co-ultramicronizzazione tra Palmitoiletanolamide e Luteolina, due sostanze naturali caratterizzate da profili di efficacia e di sicurezza di estremo interesse. 

Il farmaco è stato testato su un campione di 15 pazienti con una diagnosi di demenza frontotemporale. Dopo un mese di trattamento i soggetti trattati evidenziavano un miglioramento di circa il 15% in una serie di test che misurava le funzioni cognitive del lobo frontale, nonché una riduzione del 20% dei disturbi comportamentali. I pazienti sono apparsi meno agitati, più tranquilli; in grado di parlare e ragionare meglio. Inoltre sono emersi evidenti cambiamenti dell’attività cerebrale, con un aumento della plasticità cerebrale e un ripristino dei meccanismi di inibizione: controllando la neuroinfiammazione gli endocannabinoidi hanno dunque ripristinato anche l’attività sinaptica.

Pubblicato il: 19-07-2019
Di:
FONTE : Fondazione Santa Lucia

© 2019 sanihelp.it. All rights reserved.