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Disturbo borderline della personalità: segnali già a 11 anni

Le novità emerse dal convegno internazionale sul Disturbo Borderline della Personalità.

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Sanihelp.it - Ci sono nuovi metodi per diagnosticare il disturbo borderline di personalità prima dei 18 anni. Fino a qualche tempo fa, questa era l'età in cui la psichiatria iniziava a diagnosticare questa patologia, che oggi colpisce fino a 3 persone su 100 ed è in grande aumento e in fasce di età sempre più precoci. Come per qualsiasi disturbo, è fondamentale la tempestività di diagnosi e trattamento.

Al convegno internazionale sul DBP in adolescenza - che si è tenuto a Brescia e ha riunito i maggiori studiosi della Global Allience for Prevention and Early Intervention for BPD - sono emersi i progressi più recenti. «I primi campanelli d’allarme possono essere rintracciati in età molto precoce e in genere alcuni sintomi di questa malattia sono già presenti intorno agli 11-12 anni e attendere fino a 18 può rendere più difficile la cura. Invece, interventi precoci, psicoterapici e/o psicoeducativi, come la terapia dialettico comportamentale o la terapia basata sulla mentalizzazione nelle loro versioni per adolescenti possono essere utili per evitare che certi quadri diventino patologici e cronici» spiega Roberta Rossi, psicoterapeuta e responsabile dell'unità di ricerca Psichiatria dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, che lavora da anni sul problema.

La ricerca si muove integrando le conoscenze cliniche con i dati proveniente dal mondo della ricerca biologica e oggi si cerca di individuare i marcatori della patologia precoce: «stiamo studiando gruppi di adolescenti sani, analizzando la presenza di comportamenti impulsivi e l'entità della disregolazione emotiva, che sono tra le caratteristiche tipiche del disturbo con l’idea di ricercare possibili marcatori biologici che possano aiutarci a identificare persone cosiddette a rischio» conferma Rossi. 

Spesso la psichiatria degli adulti lavora prescindendo dal coinvolgimento dei familiari, perdendo una possibilità di intervento fondamentale. «L’aspetto ambientale è fondamentale nella diagnosi e nel decorso della malattia – sottolinea Rossi – perché è possibile modulare, con le risposte giuste, taluni aspetti comportamentali presenti dalla primissima età: un bambino può sembrare molto agitato, molto emotivo, pigro e iperattivo. Troppo spesso i famigliari, lasciati soli e impreparati ragionano in termini di comportamenti volontari e non riescono a gestire espressioni del temperamento che possono rappresentare segnali importanti».

«Il Training Italiano Family Connection, che è diventato parte dei trattamenti proposti dall’IRCCS di Brescia, è un programma che fornisce formazione e supporto a familiari che sono in relazione con persone che hanno un disturbo borderline di personalità. Offre informazioni aggiornate, formazione sulle strategie individuali di coping, supporto per la creazione di gruppi all’interno della famiglia. I dati raccolti finora mostrano che il trattamento proposto ai familiari è utile, da più punti di vista: non solo riduce la percezione del carico emotivo, diminuisce i sintomi ansioso-depressivi e aumenta la sensazione di non essere soli. Il cambiamento nei familiari ha un impatto anche sul benessere del familiare affetto da DBP».

Pubblicato il: 04-07-2019
Di:
FONTE : IV giornata bresciana sul disturbo borderline, promossa dall’IRCCS Centro San Giovanni di Dio di Brescia e dalla National Education Alliance Personality Disorder (NEA BPD)

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