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Salute 13.300 nuovi casi in Italia con prognosi non buona

Tumore al pancreas: nuove speranze da un farmaco

Secondo uno studio presentato in questi giorni nel corso del convegno dell'American Society of Clinical Oncology a Chicago, la somministrazione di una molecola denominata olaparib ha arrestato la progressione della malattia nel 47% dei casi

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Tumore al pancreas: nuove speranze da un farmaco iStock

Il tumore del pancreas rappresenta una delle neoplasie più difficili da curare, soprattutto a causa della relativa mancanza di sintomi nelle sue fasi iniziali, che ne rende molto complicata la diagnosi precoce e l'inizio tempestivo di un percorso di cura efficace. Le spie più comuni, come l'ittero, la mancanza di appetito, dolore nella parte superiore dell'addome e della schiena iniziano ad avvertirsi quando purtroppo la malattia è già piuttosto estesa: per questo motivo la prognosi purtroppo solitamente non è buona. La raccomandazione è quella dunque di portare avanti uno stile di vita che possa minimizzare il rischio di sviluppare questa neoplasia, come evitare il vizio del fumo e l'assunzione smodata di alcolici, anche se ovviamente questo non garantisce la matematica certezza di non soffrire di adenocarcinoma pancreatico, che rappresenta la forma più comune di tumore a questo organo.

Se la fotografia dello stato dell'arte è dunque piuttosto nefasta, le novità che arrivano dal convegno annuale dell'American Society of Clinical Oncology, di scena in questi giorni a Chicago, restituiscono quantomeno un po' di speranza per quelli che sono i ritrovati della ricerca scientifica. Per la prima volta sembra infatti che una molecola porti ad un aumento della sopravvivenza di chi soffre di questo tipo di neoplasia metastatica, specie nei pazienti che presentano una determinata mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2. La sostanza si chiama olaparib, e la sua somministrazione ha ridotto del 47% l'avanzamento della malattia, come testimoniato dai dati secondo cui il 22% dei pazienti risulta libero da progressione a 2 anni dall'inizio del trattamento. Si tratta di un passo avanti notevole in un campo in cui fino a poco tempo fa non si erano registrate novità di rilievo, anche tenuto in considerazione il fatto che la percentuale per chi ha seguito la terapia a base di placebo si attesta intorno al 9%. Attualmente la terapia standard garantisce la libertà da progressione per soli 6 mesi. 

Insomma, finalmente un'ottima notizia per tutti i pazienti alle prese con questa tremenda patologia: occorre tener presente che solo in Italia sono 13.300 i nuovi casi, ma solo l'8% di questi riescono a sopravvivere a 5 anni dalla diagnosi. Non meno importante anche il fatto che i pazienti trattati con olaparib hanno mantenuto una buona qualità di vita, con effetti collaterali ridotti. Lo studio è stato pubblicato recentemente sulla rivista specializzata New England Journal of Medicine.
 

Pubblicato il: 06-06-2019
Di:
FONTE : ASCO, New England Journal of Medicine

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