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Salute Nuove speranze per i pazienti in stadio avanzato

Immunoterapia conferma efficacia nel tumore al polmone

Uno studio italiano ha confermato come la combinazione di chemioterapia e atezolizumab aumenti significativamente l'aspettativa di vita dei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule ad istologia non squamosa

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Immunoterapia conferma efficacia nel tumore al polmone iStock

Oltre che nella cura dei tumori liquidi, come linfomi e leucemie, l'oncologia mondiale sta da tempo testando l'efficacia dell'immunoterapia anche sulle neoplasie cosiddette solide. Inizialmente la risposta di queste ultime al nuovo trattamento non aveva dato i risultati sperati, per una serie di fattori. Il principale di questi sembrava essere l'estrema eterogeneità dei tumori solidi, a fronte della relativa omogeneità di neoplasie quali le leucemie. Laddove le cellule cancerogene, infatti, presentino tratti molti simili tra loro, è più facile sviluppare strategie terapeutiche che insegnino al nostro sistema immunitario a riconoscerle e combatterle: mentre al contrario è più complicato contrastare una malattia composta di cellule estremamente differenti l'una dall'altra. Tuttavia, la ricerca oncologica ha portato l'immunoterapia a fare passi avanti notevoli anche nella cura di alcune neoplasie solide, soprattutto di quelle in cui le differenze tra cellule sane e cellule cancerogene risulta rilevante. Questo perché maggiore il numero delle mutazioni che si registrano all’interno della cellula, maggiore la probabilità che queste terapie abbiano risultati: più sono estranee all’organismo, più tali molecole rappresentano un bersaglio facile da colpire.

Tra i tumori solidi che danno i migliori risultati all'immunoterapia troviamo sicuramente il carcinoma polmonare. Come nel caso del melanoma, la differenza delle cellule della neoplasia rispetto a quelle che compongono il tessuto sano è rilevante, a causa dell’esposizione a carcinogeni riconosciuti come fumo o radiazioni. Uno studio recente italiano ha riportato alla ribalta questo aspetto della lotta contro il cancro: gli esperti dell'Ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna si sono resi capofila di uno studio internazionale, denominato IMPOWER 130, che ha coinvolto oltre 700 pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule ad istologia non squamosa. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Lancet Oncology, e confermano come la combinazione di chemioterapia e immunoterapia aumenti in modo significativo l'aspettativa di vita del malato. 

Il farmaco testato per questo particolare studio è stato l'atezolizumab. Si tratta di una bella notizia non solo perché conferma come anche in Italia si conduce una ricerca scientifica riconosciuta d'eccellenza nel mondo, ma perché regala nuove speranze ai pazienti con tumore al polmone avanzato. La combinazione tra immunoterapia e chemioterapia ha dato risultati positivi su tutti i soggetti testati, confermandosi come nuovo trattamento di riferimento di questa malattia. 

Pubblicato il: 27-05-2019
Di:
FONTE : Ospedale di Ravenna, Lancet Oncology

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