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Salute Patologia che colpisce ogni anno circa 70.000 italiani

L'infarto si può predire grazie a un biomarcatore nel sangue

Secondo i ricercatori dell'Università di Tor Vergata giocherebbe un ruolo essenziale un frammento di microRNA denominato miR-423: spazio ora a terapie personalizzate e di precisione per scongiurarne l'insorgenza

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L'infarto si può predire grazie a un biomarcatore nel sangue iStock

Esistono vari fattori di rischio che aumentano il rischio di infarto in una persona: tra questi si possono citare il fumo, l'ipertensione, il diabete, il peso eccessivo e una dieta poco equilibrata, che aumenti i livelli di trigliceridi e colesterolo nel sangue. Tuttavia vi sono anche componenti non modificabili, legate per esempio all'età e al sesso: gli uomini sono più a rischio, mentre per le donne la probabilità aumenta dopo la menopausa. Tra i fattori di rischio non modificabili troviamo anche una componente genetica: ebbene sì, la plausibilità di un evento cardiovascolare può essere scritta nel nostro DNA.

Il lato positivo è che uno studio recente, pubblicato sulla rivista specializzata Plos One, ha individuato come scoprirne il marchio nel sangue, di modo da intervenire in maniera precoce su chi presenta il rischio maggiore. A questo scopo i ricercatori di Tor Vergata hanno messo a confronto i pazienti con sindrome coronarica stabile e instabile, ovvero con e senza infarto, per identificarne le varianti molecolari e comprendere se, da queste, fosse possibile trovare dei biomarcatori che possano predire la probabilità di soffrire di una patologia che interessa ogni anno, solo in Italia, circa 70.000 persone. 

Analizzando in particolare vari frammenti di microRNA presente nel sangue gli studiosi ne hanno individuato uno che mostra un comportamento anomalo, denominato miR-423: tale molecola risulta essere espressa a livelli molto bassi nei pazienti con malattia coronarica subito dopo l'infarto. Identificato questo biomarcatore, ora la sfida sarà quello di metterlo a frutto per sviluppare terapie personalizzate e di precisione verso chi sembrerebbe presentare il rischio maggiore, per dichiarare guerra ad una patologia che rappresenta una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo. 

Pubblicato il: 23-05-2019
Di:
FONTE : Plos One

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