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Salute Aumentano gli adolescenti reclusi anche in Italia

Hikikomori: come distinguerlo e come aiutarlo

Al convegno #Supereroi Fragili, tenutosi a Rimini, si è cercato di fare chiarezza sul nuovo fenomeno tipico del Giappone e diffusosi in tutto il mondo, di modo da distinguerlo dalla semplice dipendenza da internet e per dare gli strumenti ai genitori per aiutare i figli che ne soffrono

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Recentemente si è imposta anche nel mondo occidentale una figura diffusa per lo più in Giappone: quella dell'hikikomori, adolescente recluso che rifiuta qualsiasi tipo di attività sociale, preferendo l'isolamento e l'esclusione. Se nel paese del Sol Levante questo tipo di disturbo era già comune a partire dagli anni Ottanta, nel resto del mondo la diffusione di internet ha portato negli ultimi tempi un incremento del fenomeno: secondo i dati comunicati nel 2013 dalla Società Italiana di Psichiatria, sono circa 3 milioni le persone tra i 15 e i 40 anni che soffrono di tale patologia. Tuttavia, spesso non è facile distinguere un hikikomori da un soggetto affetto da semplice dipendenza da internet: se per quest'ultimo, infatti, le cause sono individuabili nel progresso della società, nel primo caso la scelta è maggiormente consapevole e volontaria. 

Ma come aiutare un adolescente che soffre di questo disturbo? E soprattutto, quali consigli si possono dare a un genitore alle prese con un figlio hikikomori? Di questo si è parlato nel corso del convegno #Supereroi Fragili, tenutosi in questi giorni presso il Palacongressi di Rimini e organizzato dal Centro Studi Erickson. L'argomento dei dibattiti in programma era molto incentrato sul ruolo dei genitori, come faro per aiutare i figli a gestire meglio le opportunità che i nuovi media danno loro a disposizione e per distinguere, ad esempio, le fake news. D'altro canto anche gli esperti non sono concordi riguardo le linee guida da seguire: la tecnologia è in continuo movimento e mutamento, dunque gli aspetti da tenere in considerazione sono anch'essi molteplici. 

Inoltre, come detto in precedenza, non è semplice distinguere tra hikikomori e semplice dipendenza da internet: per quest'ultimo la soluzione potrebbe essere, tra virgolette, più facile, cercando di limitare l'utilizzo dei dispositivi elettronici e spingendo il soggetto ad una vita relazionale più attiva. Per il "recluso", invece, l'eccesso di ore spese di fronte allo schermo del computer o del telefonino sono conseguenze e non causa del disturbo. Non è semplice distinguere i sintomi dell'hikikomori, ma al convegno di Rimini sono state stilate alcune buone prassi da insegnare alle famiglie degli adolescenti più sensibili e introversi. Per prima cosa, quando ci si accorge che il figlio non vuole andare a scuola, occorre capire che potrebbe trattarsi di un disagio, e non di un semplice capriccio. In questo caso, il ritorno sui banchi dovrebbe essere l'obiettivo e non lo strumento: si consiglia quindi un approccio graduale e non forzato. Infine, è necessario cercare di comprendere da dove derivi l'ansia, evitando ogni tipo di giudizio negativo aprioristico su chi soffre di questo disagio: spesso infatti gli adolescenti più sensibili sono vittima anche di bullismo, a causa della loro diversità. 

Pubblicato il: 08-05-2019
Di:
FONTE : #Supereroi Fragili, Società Italiana di Psichiatria

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