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Salute Quando i ricordi sono alla base di veri e propri disturbi

Rimuovere il ricordo di esperienze traumatiche

Scoperto come liberare dai brutti ricordi le persone che soffrono di depressione, fobie o sindrome da stress post-traumatico

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Rimuovere il ricordo di esperienze traumatiche iStock

La depressione, le fobie e la sindrome da stress post-traumatico sono disturbi che possono venire ricondotti al ricordo di particolari esperienze traumatiche; ricordi che, in casi come questi, sarebbe del tutto vantaggioso potessero venir eliminati dalla memoria per sempre. Non si tratta di fantascienza, ma di una possibilità concreta, almeno secondo un recente studio di un gruppo di ricercatori dell’Universidad Politécnica de Madrid.

Ogni volta che ricordiamo un’esperienza avvengono dei cambiamenti nel nostro cervello, che a poco a poco rinforzano il ricordo fino a che esso non viene consolidato, ossia diviene una memoria stabile. Un tempo si riteneva che raggiunta questa fase non fosse più possibile tornare indietro, ma oggi le neuroscienze hanno dimostrato che non è così: chiedendo a una persona di rivivere mentalmente una data esperienza, il ricordo di essa torna ad essere ‘modellabile’ e per circa 24 ore è possibile modificarne la memoria in vari modi, prima che il cervello torni a consolidarlo, fissandolo nuovamente in modo stabile. È proprio su questa finestra temporale che i ricercatori spagnoli hanno provato ad intervenire.

Nel loro studio, pubblicato su Science Advances, gli scienziati hanno utilizzato il propofol, un anestetico utilizzato per la sedazione di pazienti che devono sottoporsi a interventi chirurgici e altre pratiche mediche particolarmente invasive. Non potendo sperimentare un farmaco così potente su volontari sani, hanno chiesto a 50 pazienti in attesa di una endoscopia o una colonscopia (entrambe procedure per cui viene utilizzata la sedazione con il propofol) di partecipare al loro esperimento. Una settimana prima dell’intervento i volontari hanno osservato delle foto particolarmente scioccanti, che sono poi state nuovamente sottoposte alla loro attenzione appena prima che si sottoponessero alla sedazione con il propofol in vista dell’intervento. Verificando la memoria dei partecipanti una volta usciti dalla sedazione, i ricercatori hanno scoperto che trascorse 24 ore i ricordi in questione si erano notevolmente affievoliti: erano ancora presenti, ma la loro componente emotiva risultava fortemente ridotta, tanto da non risultare più in grado di rappresentare un ricordo doloroso o potenzialmente problematico.

Secondo gli autori dello studio, l’effetto sarebbe legato proprio all’azione del farmaco: somministrato durante la finestra temporale in cui i ricordi sono nuovamente modificabili ne comprometterebbe infatti il riconsolidamento. Se i risultati dello studio saranno confermati il propofol potrebbe rivelarsi una nuova arma per psichiatri e terapisti, potenzialmente utile per aiutare i pazienti più gravi che non traggono benefici dall’utilizzo delle terapie tradizionali.

Pubblicato il: 03-04-2019
Di:
FONTE : Science Advances

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