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Salute Nuove tecniche per affrontare la malaria

Sconfiggere la malaria curando le zanzare

Un team di ricercatori, nello studiare nuove tecniche per affrontare la malaria, ha pensato di concentrarsi sul protozoo che scatena l'infezione, anziché prendere di mira l'insetto-vettore

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Sconfiggere la malaria curando le zanzare iStock

La malaria è una pericolosa malattia infettiva e ancora oggi è una delle principali cause di morte nel mondo, anche se ormai praticamente assente nei Paesi occidentali; causata da parassiti protozoi del genere Plasmodium viene veicolata dalle zanzare: animali incredibilmente versatili che si adattano in fretta ai composti che usiamo per ucciderle. E’ proprio per questa loro spiccata versatilità che un gruppo di ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health, nello studiare nuove tecniche per affrontare la malaria, ha pensato di concentrarsi sul protozoo che scatena l’infezione, anziché prendere di mira l’insetto-vettore: è, infatti, questo microrganismo unicellulare il vero responsabile degli oltre 200 milioni di contagi e dei 435 mila morti per malaria all'anno nel mondo.

Ebbene, grazie alla loro ricerca, pubblicata su Nature, gli scienziati hanno scoperto che quando si fa atterrare una zanzara anofele su una superficie ricoperta di atovaquone, un comune composto antimalarico, la si rende completamente incapace di favorire la replicazione, nel proprio corpo, del plasmodio responsabile della malattia. Una possibile strategia sarebbe quella di irrorare di antimalarici le zanzariere che ricoprono letti e finestre; in tal modo si potrebbero ridurre i contagi, evitando l'ormai diffuso problema della resistenza delle zanzare agli insetticidi.

Nel corso dei loro esperimenti, i ricercatori hanno cercato di capire se le zanzare fossero in grado di assorbire i composti attraverso le zampe; per fare ciò il team ha cosparso superfici di vetro con dosi più o meno concentrate di atovaquone o altri composti e ha tenuto le zanzare a contatto con i farmaci coprendole con un bicchiere. È emerso che sei minuti trascorsi su una dose bassa di atovaquone, simile a quella degli insetticidi spruzzati sulle zanzariere, sono sufficienti a bloccare completamente la replicazione del plasmodio nel corpo della zanzara; del resto sei minuti è anche il tempo trascorso in media da una zanzara su una rete messa a protezione di un essere umano.

La sostanza non ha avuto altri effetti su salute e longevità delle zanzare, e si può pertanto sperare che non dia luogo a fenomeni di resistenza. Secondo gli scienziati la diffusione di reti cosparse di antimalarici potrebbe dimostrarsi particolarmente efficace nel bloccare la trasmissione dell'epidemia, specialmente nelle aree in cui le zanzare sono più resistenti agli insetticidi.

Pubblicato il: 11-03-2019
Di:
FONTE : Nature

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