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Salute Le frontiere dell'ingegneria genetica

Realizzate le prime cellule staminali anti-rigetto

Grazie alla tecnica del gene editing Crispr sono in grado di rendersi invisibili al sistema immunitario che, pertanto, non le rifiuta

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Realizzate le prime cellule staminali anti-rigetto iStock

In un futuro prossimo potrebbero venire impiegate per terapie di medicina rigenerativa universali, adatte cioè a qualsiasi paziente. Stiamo parlando delle prime cellule staminali anti-rigetto: ottenute da un gruppo di ricercatori della University of California di San Francisco, sono in grado di rendersi invisibili al sistema immunitario che, pertanto, non le rifiuta. I primi risultati incoraggianti, in tal senso, sono arrivati a seguito di alcuni test di laboratorio, pubblicati su Nature Biotechnology, effettuati con la tecnica del gene editing Crispr (una nuova tecnica di manipolazione del DNA) su cellule umane e di topo.

Le cellule anti-rigetto sono cellule staminali pluripotenti indotte, ossia cellule adulte tornate bambine grazie alla riprogrammazione del loro patrimonio genetico: in tal modo acquistano una straordinaria capacità di differenziarsi in cellule di vari organi e tessuti. Solitamente vengono coltivate in provetta a partire da cellule adulte prelevate dallo stesso paziente, in modo da evitare il rischio di rigetto dopo il trapianto. Tuttavia questo approccio presenta molte problematiche: è lungo, costoso e difficilmente riproducibile, perché molte cellule prelevate dai pazienti risultano refrattarie alla riprogrammazione.

Per superare questi ostacoli, i ricercatori hanno deciso di trasformare le staminali indotte in cellule universali: lo hanno fatto disattivando tre geni essenziali per il riconoscimento della cellula da parte del sistema immunitario. Le cellule così ottenute hanno dimostrato di non causare rigetto una volta impiantate in topi con sistema immunitario perfettamente funzionante. Dopo questo primo successo, sono state coltivate in provetta staminali ‘invisibili’ umane e trasformate in cellule del cuore: impiantate in topi con un sistema immunitario parzialmente umanizzato, hanno dimostrato una lunga sopravvivenza e hanno formato rudimentali vasi sanguigni e un abbozzo di muscolo cardiaco, suggerendo la possibilità di essere utilizzate in futuro per la rigenerazione del cuore.

Pubblicato il: 20-02-2019
Di:
FONTE : Nature Biotechnology

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