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Tumori del sangue: nuove terapie riducono mortalità

A due mesi dalla conclusione dell'Ash di San Diego, il maggior evento mondiale dedicato all'ematologia oncologica e non, i principali esperti italiani del settore hanno presentato in Italia tutte le novità e gli ultimi progressi a livello biologico e terapeutico. Focus su linfomi, Car-T cell e leucemie.

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Tumori del sangue: nuove terapie riducono mortalità cs

Più di 33 mila gli italiani ogni anno colpiti da un tumore del sangue. Se fino a poco tempo fa per la maggior parte di questi pazienti la diagnosi era infausta, oggi grazie alle nuove terapie di prima linea, che vedono l’impego di combinazioni di trattamenti classici (chemio) con l’immunoterapia, è sempre più concreta la possibilità di allungare le prospettive di vita, fino ad arrivare, in alcuni casi, a una vera e propria remissione della patologia. Le buone notizie arrivano dal Post San Diego 2018, meeting che a due mesi dalla conclusione dell’ASH – l’annuale congresso mondiale dell’American Society of Hematology (ASH) dedicato all’ematologia oncologica e non – ha fatto il punto a Bologna di tutte le novità e i progressi a livello biologico e terapeutico.

«Il Post ASH, giunto quest’anno alla dodicesima edizione –  ha spiegato Pier Luigi Zinzani, coordinatore del Post San Diego 2018 e Professore Ordinario di Ematologia, Istituto di Ematologia L. e A. Seràgnoli» dell’Università degli Studi di Bologna – è un evento scientifico in grado di dare agli ematologi italiani un aggiornamento completo e altamente qualificato del Meeting della Società Americana di Ematologia che rappresenta il più importante evento ematologico dell’anno».

In particolare sono stati mostrati i risultati incoraggianti di numerosi studi che hanno visto l’impiego di anticorpi monoclonali in associazione ai classici famaci chemioterapici. L’uso della tecnica chiamata CAR-T, ancora su un numero basso di pazienti, ha inoltre aperto la strada a una promettente strategia di cura che potrebbe rivoluzionare il decorso e la prognosi di queste neoplasie maligne.

Le CAR-T rappresentano una terapia destinata a pazienti selezionati, in particolare ad oggi sono state approvate in Italia per l’utilizzo nei pazienti affetti da leucemia linfoblastica e linfomi ad alto grado che non hanno risposto o sono ricaduti dopo aver ricevuto le terapie convenzionali per queste patologie (chemio e radioterapia). Ma sembrano essere molto promettenti anche per altre patologie. «CAR-T è una immunoterapia che utilizza particolari globuli bianchi, i linfociti T, ingegnerizzati per attivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali, come succede ad esempio per le infezioni» spiega Paolo Corradini, Presidente della Società Italiana di Ematologia e Direttore della Divisione di Ematologia Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori Università degli Studi di Milano. «I linfociti T del paziente vengono prelevati e successivamente geneticamente modificati in laboratorio in modo da renderli capaci di riconoscere le cellule tumorali: quando vengono restituiti al paziente entrano nel circolo sanguigno e sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle attraverso l’attivazione della risposta immunitaria». La terapia, anche se non applicabile a tutti i pazienti, ha il grande vantaggio di riuscire a trattare i soggetti che hanno fallito i trattamenti convenzionali di chemio e radioterapia. «Le novità emerse all’ASH – prosegue il prof. Corradini – sono state la conferma dell’attività delle CAR-T nei linfomi ad alto grado e che il controllo della malattia dura anche dopo due anni di follow-up senza necessità di fare ulteriori trattamenti. Altre importanti novità sono arrivate dall’utilizzo delle CAR-T nel mieloma multiplo con malattia ricaduta e refrattaria, in questa patologia infatti le CAR-T hanno mostrato importanti segni di efficacia. Inoltre sono stati presentati dati incoraggianti sull’utilizzo di CAR-T in altri ambiti quali linfoma di Hodgkin, linfoma anaplastico e leucemia linfatica cronica su cui sono in corso studi clinici».

Quando si parla di linfomi si fa riferimento a un insieme di più di trenta malattie, più o meno aggressive, che rappresentano le più frequenti neoplasie ematologiche. Ancora non è stato indentificato un chiaro fattore di causalità e per questo la diagnosi avviene tramite l’analisi istopatologica dopo biopsia. Per quanto riguarda l’approccio terapeutico «negli ultimi 20 anni lo scenario si è rapidamente modificato passando dalla convenzionale chemioterapia alla terapia combinata con l’introduzione della chemioimmunterapia. In questo ambito ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale l’anticorpo anti-CD20», spiega il professor Zinzani. «Gli anticorpi monoclonali, inoltre, hanno dato buoni risultati anche nel linfoma di Hodgkin, nei linfomi di derivazione T-linfocitaria, nel linfoma primitivo del mediastino, nel linfoma mantellare e nei linfomi follicolari. Il nuovo approccio terapeutico rappresentato dalle CAR- ha dato una svolta fondamentale nell’ambito dei linfomi diffusi a grandi cellule, come è emerso anche all’ASH 2018. Al congresso di San Diego sono stati presentati anche i risultati delle terapie per il linfoma di Hodgkin con un anticorpo drug conjugate, cioè collegato a un farmaco biologicamente attivo, anti-CD25 e la combinazione a tre farmaci con anticorpi monoclonali. Anche nell’ambito degli altri linfomi le combinazioni tra chemio terapie e immunoterapia con anticorpi monoclonali si sono mostrate efficaci».

La leucemia acuta è invece una neoplasia che colpisce le cellule contenute nel midollo osseo. È il tumore più frequente nell’età pediatrica e colpisce in Italia circa 600 persone all’anno, mentre i casi di leucemia mieloide sono più di 4.500 ogni anno. »Le leucemie acute costituiscono l’ultimo gruppo di patologie neoplastiche del sangue che hanno iniziato a beneficiare dell’introduzione nella terapia dei farmaci biologici» afferma Fabrizio Pane, Professore Ordinario di Ematologia Università Federico II di Napoli e Direttore U.O. Ematologia e Trapianti di Midollo Azienda Ospedaliero Universitaria Federico II di Napoli. »Le novità presentate all’ASH riguardano per la leucemia mieloide farmaci a bersaglio molecolare intracellulare». Per la leucemia linfoide invece la fanno da padrone le immunoterapie. »Sono terapie basate su anticorpi monoclonali recentemente modificati rispetto a quelli già utilizzati in passato in modo da aumentarne l’efficienza. Numerosi studi - prosegue Pane - sono stati inoltre presentati sulle tecniche di immunoterapia attiva che utilizza linfociti del paziente che sono modificati nella loro specificità antigenica e in grado di riconoscere antigeni espressi sulle cellule leucemiche (CAR-T). Hanno un’efficacia molto elevata anche in malati plurirefrattari a tutte le altre terapie. L’aspettativa di sopravvivenza con terapia intensiva e anticorpi monoclonali è superiore al 50%.»

Pubblicato il: 18-02-2019
Di:
FONTE : CS

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