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Salute Uno strumento che riuscirà a 'leggere nel pensiero'

Un nuovo vocoder per tradurre i pensieri in parole

Per la prima volta si è riusciti a creare un dispositivo capace di 'leggere il pensiero' umano e di tradurlo in parole, con l'intenzione di migliorare sensibilmente la vita di coloro che hanno perduto la parola a seguito di malattie o traumi

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Un nuovo vocoder per tradurre i pensieri in parole iStock

È bene anticipare che si tratta ancora di una ricerca allo stadio embrionale, ma il risultato che è riuscita ad ottenere è comunque straordinario: per la prima volta si è riusciti a creare un dispositivo capace di ‘leggere il pensiero’ umano e di tradurlo in parole. Una tecnologia che, quando perfezionata, potrebbe migliorare considerevolmente la vita di coloro che hanno perduto la parola a causa di traumi cerebrali o gravi malattie neurologiche.

Per giungere a questo risultato, di cui è stata data notizia su Scientific Reports, un team di ricercatori della Columbia University, coordinati da Nima Mesgarani, si sono basati su quello che viene chiamato ‘vocoder’: un algoritmo informatico che, grazie all'intelligenza artificiale, impara a sintetizzare il parlato umano ascoltando i discorsi delle persone. Sostanzialmente una tecnologia affine a quella che guida Assistente Google o Siri Apple, strumenti informatici che rispondono verbalmente alle nostre domande.
Tuttavia, gli autori dello studio non erano interessati a un semplice vocoder, ma ad uno in grado di sfruttare i segnali dell'attività cerebrale per essere ‘addestrato’. Quando parliamo, ascoltiamo o immaginiamo di farlo, nel nostro cervello si generano segnali specifici. I ricercatori sono riusciti a raccogliere proprio questi segnali, trasformandoli in una voce sintetizzata. Innanzitutto i ricercatori hanno coinvolto pazienti affetti da epilessia, chiedendo loro di ascoltare frasi pronunciate da vari soggetti, mentre al contempo ne registravano l'attività cerebrale. Nella fase successiva dell'esperimento hanno chiesto agli stessi pazienti di ascoltare una voce mentre ripeteva una semplice sequenza di numeri. I segnali cerebrali indotti dall'ascolto sono stati indirizzati al vocoder che, grazie a una rete neurale (intelligenza artificiale), è stato in grado di emettere una voce robotica che ripeteva la stessa sequenza di numeri: nel 75% dei casi, questa sequenza, fatta ascoltare ai pazienti, è stata riconosciuta correttamente.
Al momento il vocoder ha riprodotto soltanto semplici sequenze di numeri derivate da attività cerebrale di ascolto; l'obiettivo, oltre a quello di poter elaborare parole e frasi complesse, è di addestrare il vocoder a tradurre i segnali cerebrali di una persona che parla o immagina di farlo.

Pubblicato il: 01-02-2019
Di:
FONTE : Scientific Reports

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