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Salute La trasmissione potrebbe avvenire mediante procedure mediche

Trasmissibilità dell'Alzheimer: una prova sperimentale

Un team di ricercatori dello University College di Londra è riuscito a fornire, per la prima volta, la prova sperimentale della trasmissibilità del morbo di Alzheimer

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Trasmissibilità dell'Alzheimer: una prova sperimentale iStock

Un team di ricercatori dello University College di Londra è riuscito a fornire, per la prima volta, la prova sperimentale della trasmissibilità del morbo di Alzheimer e lo ha fatto inducendo una malattia simile in alcuni topi di laboratori, seminando nel loro cervello le proteine alla base delle tipiche placche del morbo, ricavate da un farmaco contaminato. Si tratta dell’ultimo tassello di un’indagine iniziata alcuni anni or sono e partita da un evento particolare: alcune decine di persone, in tutto il mondo, si erano ammalate del morbo di Creutzfeldt-Jacob (variante della più nota malattia della mucca pazza) per essere stati curati, da bambini, con ormone della crescita contaminato dalle proteine infettive (i prioni) all’origine della malattia stessa. A quel tempo, gli stessi ricercatori che firmano il nuovo studio, avevano scoperto che nel cervello di alcuni di questi pazienti morti in giovane età di Creutzfeldt-Jacob, oltre ai cambiamenti tipici del morbo erano presenti anche i segni caratteristici della malattia di Alzheimer, in particolare depositi consistenti di proteina beta-amiloide. Si era ipotizzato che queste anomalie associate all’Alzheimer potessero essere state provocate da proteine mutate dello stesso tipo di quello che aveva provocato la malattia da prioni, e con cui i pazienti erano entrati in contatto per via delle terapie a base di ormone della crescita. Lo studio era stato pubblicato su Nature nel 2015. Sempre su Nature è apparsa anche la nuova ricerca, la quale ha messo alla prova l’ipotesi e trovato evidenze sperimentali che davvero questo possa essere stato il caso.

In sostanza, i ricercatori, guidati da John Collinge, hanno rintracciato le vecchie fiale di ormone della crescita con cui i pazienti morti di Creutzfeldt-Jacob erano stati trattati, 30 o 40 anni fa. Hanno poi analizzato i campioni e verificato che davvero nelle fiale erano presenti tracce di proteina beta amiloide e tau, altro segno della malattia di Alzheimer. Gli scienziati hanno poi provato a controllare se queste proteine erano in grado di dar luogo alla malattia: per farlo hanno iniettato nel cervello di topi - geneticamente modificati per sviluppare il morbo di Alzheimer verso sei mesi di vita - i »semi» di proteina beta amiloide ottenuti dai campioni di ormone della crescita. In meno di due mesi gli animali hanno sviluppato nel cervello estese placche di proteina beta amiloide.

Il dato fornisce un forte supporto sperimentale a sostegno dell’ipotesi che il morbo di Alzheimer possa essere trasmessa attraverso particolari procedure mediche. Dato che perfino a distanza di decenni la trasmissione si è dimostrata possibile, il sospetto è che un rischio si presenti attraverso operazioni neurochirugiche, per esempio attraverso il contatto di strumenti contaminati.

Pubblicato il: 18-12-2018
Di:
FONTE : Nature

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