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Salute Una malattia subdola

Alzheimer, l'alterazione del linguaggio è indizio importante

Prima che la malattia si manifesti in 'buchi' di memoria è bene fare attenzione a segnali nell'alterazione del linguaggio in soggetti che non ne hanno mai presentati

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Alzheimer, l'alterazione del linguaggio è indizio importante iStock

Si sa che l'Alzheimer è una malattia subdola: nella sua prima fase l'assenza di sintomi inequivocabili è pressoché totale, cosicché quando nel soggetto colpito si presentano i primi 'buchi' di memoria la demenza è già conclamata. Si sa anche, tuttavia, che prima di manifestarsi in modo evidente, l’Alzheimer attraversa una fase della durata di diversi anni, talvolta anche decenni, durante la quale, nonostante i sintomi siano minimi, la malattia determina i danni cerebrali decisivi. In questo lasso di tempo è fondamentale saper cogliere quei labili segnali che la patologia invia, tra questi il principale è l'alterazione del linguaggio che, in una persona che non ne ha mai sofferto prima, potrebbe far sospettare una diagnosi di Alzheimer. A conferma di ciò giunge ora uno studio pubblicato su Frontiers in Aging Neuroscience di un team di ricercatori dell’Università di Bologna e dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

Gli scienziati hanno preso in esame 96 pazienti, una parte dei quali presentava segni di deterioramento cognitivo lieve: una condizione che può precedere l’insorgere del morbo di Alzheimer. Nel corso dello studio è stato chiesto ad ogni partecipante di descrivere a parole i dettagli di un’immagine, successivamente una loro tipica giornata di lavoro e, infine, l’ultimo sogno che ricordavano. Una volta raccolte, le risposte sono state analizzate utilizzando una particolare tecnica di elaborazione del linguaggio, in grado di esaminare il ritmo e il suono delle parole, l’uso del lessico e della sintassi e altri dettagli. Confrontando le risposte dei soggetti affetti da deterioramento cognitivo lieve con quelle di soggetti privi di disturbi, l'obiettivo dei ricercatori era individuare eventuali segnali della presenza di deterioramento cognitivo, che i test neuropsicologici convenzionali non sono in grado di identificare, nei secondi. I segnali da ricercare sono: allungamento delle pause, ridotta frequenza con cui si emettono le parole e uno stile discorsivo poco fluente.

Oltre ai segnali riferibili al linguaggio, gli esperti indicano altri possibili campanelli d’allarme: la comparsa di amnesie (il soggetto comincia ad avere difficoltà nel ricordare ciò che è accaduto di recente), l’impossibilità nel portare a termine compiti semplici (tutte quelle attività che prima si facevano con facilità ora diventano più complicate), la difficoltà di ragionamento, il disorientamento nel tempo e nello spazio (diventa difficile rispondere a domande riguardanti il giorno della settimana o il luogo in cui si è o si è stati), l’irritabilità e il delirio, l’ansia e la depressione, l’apatia e l’abulia.

Pubblicato il: 23-11-2018
Di:
FONTE : Frontiers in Aging Neuroscience

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