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Sindrome di Hashimoto: cos'è e come si cura

La sindrome di Hashimoto, conosciuta anche come tiroidite di Hashimoto, è sostanzialmente un'infiammazione autoimmune cronica della tiroide.

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Sindrome di Hashimoto: cos'è e come si cura iStock

La tiroide è una ghiandola del nostro corpo, posizionata davanti alla trachea alla base del collo, che ha il ruolo di tenere sotto controllo il metabolismo, il cuore, la respirazione, il livello del colesterolo, lo sviluppo del cervello, le funzioni del sistema nervoso ed una serie di altre caratteristiche e funzioni del nostro corpo.

Gli ormoni tireotropi o tireostimolanti (in inglese thyroid stimulating hormone, TSH), prodotti dalla ghiandola ipofisi che si trova alla base del cervello, hanno la funzione di regolare la produzione degli ormoni tiroidei, compito molto importante per il corretto funzionamento del nostro organismo. Infatti, proprio in base alla quantità di ormoni prodotti, possono nascere delle disfunzioni più o meno gravi. Quando i livelli ormonali sono bassi, l’ipofisi rilascia una quantità maggiore di ormoni, si ha quindi un TSH alto, che comporta un ipertiroidismo portando il nostro corpo a consumare energia più velocemente del normale. Invece, quando i livelli ormonali sono alti, l’ipofisi riduce la produzione di THS causando un ipotiroidismo.

Come abbiamo detto, il TSH è un ormone che influenza direttamente l’attività della tiroide e favorisce l’assorbimento dello iodio e la liberazione di ormoni triiodotironina (FT3) e tiroxina (FT4) nel sangue. Questi due ormoni prodotti dalla tiroide vengono diffusi nell’organismo attraverso la circolazione del sangue ed hanno il compito di contribuire alla regolazione della temperatura corporea, al mantenimento dell’equilibrio nell’organismo e alla produzione di energia.

Ma quali sono i valori normali del TSH? Innanzitutto la concentrazione di TSH nel sangue viene espressa in mlU per litro, cioè in millesimi di unità internazionali di attività biologica per litro di sangue e, normalmente, i valori di riferimento sono quelli che rientrano tra un minimo di 0.5 e un massimo di 4 mlU per litro, ma variano in base all’età e al sesso del soggetto.

Infatti per gli adolescenti e i ragazzi fino ai vent’anni i valori rientrano tra i 0.7 e i 6.4 mlU per litro mentre, per gli adulti tra i 21 e i 54 anni, sono tra 0.4 e 4.2 mlU per litro e per le persone tra i 55 e gli 87 anni sono tra i 0.5 e gli 8.9 mlU per litro.

Diversa è la questione per le donne in stato di gravidanza per cui i valori del TSH variano anche in base al momento della gestazione e al trimestre. Infatti durante i primi tre mesi di gravidanza, il TSH dovrebbe rientrare tra i 0.3 e i 4.5 mlU per litro, nel secondo trimestre tra i 0.5 e i 4.6 mlU per litro e nell’ultimo trimestre tra i 0.8 e i 5.2 mlU per litro.

Vari sono i disturbi legati alla tiroide ma il più comune è la sindrome di Hashimoto, conosciuta anche come tiroidite di Hashimoto, che è sostanzialmente un’infiammazione autoimmune della tiroide caratterizzata da un’infiltrazione cronica linfocitaria. Questa sindrome si verifica quando la nostra tiroide non produce abbastanza ormoni, quando cioè si ha un TSH basso, e, nonostante sia una patologia che può colpire chiunque, interessa principalmente le donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni.

Molto spesso nella fase iniziale della tiroide di Hashimoto, almeno apparentemente, non ci sono sintomi visibili. Quando invece questi sintomi iniziano a farsi vedere, si parla soprattutto di: ansia, depressione, aumento di peso, spiccata sensibilità al freddo, caduta dei capelli, tachicardia, astenia, crampi e debolezza muscolari, aumento del colesterolo, alterazione del ritmo e della quantità del ciclo mestruale e difficoltà di concentrazione. Inoltre, nelle donne in gravidanza, potrebbe aumentare il rischio di aborto spontaneo. Tra i vari sintomi, ma solo in alcuni casi, è possibile riscontrare nei pazienti anche un ingrossamento della ghiandola tiroidea.

La diagnosi clinica della tiroide di Hashimoto, si basa su dati di laboratorio e strumentali. Questo significa che il paziente deve essere sottoposto ad un dosaggio di ormoni tiroidei (TSH, FT3 e FT4) e di anticorpi anti-tireoperossidai (anti-TPO) che permettono di rilevare la presenza di autoanticorpi diretti contro proteine presenti sulle cellule della tiroide, situazione che si presenta appunto in patologie come la sindrome di Hashimoto, o come la malattia di Graves; e anti-tireoglobulina (TgAb) che, nel caso in cui il test risulti essere positivo, conferma la presenza della sindrome di Hashimoto.

Importante è anche effettuare un’ecografia tiroidea con valutazione color-doppler che serve ad evidenziare la presenza o meno di noduli alla ghiandola tiroidea che, nel caso di presenza, devono essere monitorati e studiati con ago-aspirato ecoguidato per verificare che non si tratti, piuttosto, di un cancro.

Nei casi di tiroide di Hashimoto, va sempre intrapreso un trattamento farmacologico che si basa sull’assunzione di ormoni tiroidei con lo scopo di ristabilire il giusto livello ormonale periferico. La terapia, che deve quindi essere personalizzata per ogni paziente, deve essere periodicamente valutata ed eventualmente modificata a seconda delle esigenze della persona. Il ripristino dell’equilibrio ormonale porterà alla riduzione o alla scomparsa della sintomologia del paziente.

Pubblicato il: 26-11-2018
Di:
FONTE : CS

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