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Salute Uno studio cerca di spiegare il paradosso

L'obesità favorisce o contrasta i tumori?

L'obesità è tra i più importanti fattori di rischio per molti tipi di tumori; nonostante ciò, paradossalmente, l'obesità sembra anche aumentare l'efficacia di alcune innovative terapie

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La scienza sa da tempo che l'obesità è tra i più importanti fattori di rischio per molti tipi di tumori: facilita la diffusione delle cellule cancerose, promuove le recidive riducendo le probabilità di sopravvivenza, indebolisce il sistema immunitario e, nei trattamenti con alcuni farmaci che sovrastimolano il sistema immunitario per uccidere le cellule tumorali, può favorire effetti collaterali gravi. Nonostante ciò, paradossalmente, l'obesità sembra anche aumentare l'efficacia di alcune innovative terapie - quelle a base di inibitori dei checkpoint immunologici - che attivano il sistema immunitario contro il tumore. In un recente studio, pubblicato su Nature, l'immunologo William Murphy, dell'Università della California Davis, ha cercato di spiegare questo paradosso.

I checkpoint immunologici sono molecole che inviano segnali intracellulari inibitori, i quali frenano l'attività del sistema immunitario quando, per esempio, i patogeni estranei sono stati eliminati e l'azione distruttiva non è più necessaria. Sostanzialmente si tratta di freni proteici (come la proteina PD-1, sulla superficie dei linfociti T) che tengono a bada i leucociti 'sentinella' e impediscono loro di intervenire quando ciò sarebbe controproducente. Le cellule cancerose si avvantaggiano di questo freno e lo stimolano per poter proliferare indisturbate. Sbloccare questo freno immunitario con farmaci che blocchino l'attivazione della PD-1 riattiva i linfociti T e li scatena contro i tumori.

Tuttavia soltanto una minoranza di pazienti risponde a questi trattamenti e gran parte di questi sono persone obese. Il team di Murphy ha individuato le possibili basi biologiche del fenomeno. Dopo aver confermato che i tumori proliferano più velocemente nei topi sovrappeso, lo scienziato ha studiato i linfociti T di topi, scimmie e persone obese, e ha notato che questi guardiani erano lenti a proliferare e avevano quasi cessato la produzione di proteine per richiamare altre cellule a dare manforte. Mostravano anche più elevate quantità della proteina-freno PD-1: per le cellule tumorali era dunque più facile bloccarne l'azione e proliferare indisturbate. Dietro all'eccesso di PD-1 ci sarebbe la leptina, un ormone secreto dalle cellule lipidiche che ha un ruolo anche nel sistema immunitario. Ma l'eccesso di PD-1 ha anche un effetto opposto e benefico: l'abbondanza della proteina sulla superficie dei linfociti-T ha reso i topi maschi più responsivi agli inibitori di questo freno proteico somministrati per via farmacologica. Gli immunoterapici rilasciano il freno proteico e i linfociti T entrano in azione: nutriti dal glucosio abbondante negli organismi sovrappeso, lavorano in modo più efficace che nei topi normopeso.

Pubblicato il: 22-11-2018
Di:
FONTE : Nature

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