Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute Il suo nome è NicA2-J1

Smettere di fumare grazie a un enzima batterico

Scoperto un enzima capace di degradare la nicotina prima che questa raggiunga il cervello, bloccando in tal modo i comportamenti di dipendenza

3.5 di 5
Smettere di fumare grazie a un enzima batterico iStock

Dagli Stati Uniti d'America, più precisamente dallo Scripps Research Institute a La Jolla (California) giunge notizia di una scoperta che porterà, si spera, a un sostanziale passo avanti nell'ambito dei farmaci per sconfiggere la dipendenza dal tabacco: su Science Advances è stata recentemente pubblicata la scoperta di un enzima in grado di degradare la nicotina prima che questa raggiunga il cervello, bloccando in tal modo i comportamenti di dipendenza in un gruppo di ratti sensibili alla sostanza e utilizzati come cavie, ciò senza che si manifestassero segni di astinenza né che i roditori tornassero a cercare la nicotina. Attualmente sul mercato vi sono diversi farmaci atti a liberare dal vizio del fumo, ma va detto che la loro efficacia a medio-lungo termine è molto limitata: il tasso di ricaduta a un anno dalla terapia si aggira intorno al 75-80%.

L'enzima studiato dai ricercatori americani, chiamato NicA2-J1, è una versione geneticamente ingegnerizzata di un enzima prodotto naturalmente dal batterio Pseudomonas putida, che in studi precedenti aveva mostrato di impedire lo sviluppo di una dipendenza in ratti sistematicamente esposti alla nicotina. Non era noto però se fosse altrettanto utile quando la dipendenza è già insorta. Negli esperimenti condotti dai ricercatori, la terapia con NicA2-J1 su ratti abituati ad assumere alti dosi di nicotina ha portato a una drastica riduzione del consumo della sostanza senza che si manifestassero segni di astinenza, irritabilità e aggressività.

Ma la scoperta più interessante riguarda la suscettibilità alle recidive: i ricercatori hanno tolto ai ratti la possibilità di accedere alla nicotina per 10 giorni, per poi iniettare loro della nicotina allo scopo di risvegliare il desiderio per la sostanza, offrendo contemporaneamente la possibilità di ottenerla di nuovo. I ratti non trattati sono rapidamente tornati ad assumere elevate quantità di nicotina, ma non così quelli trattati con NicA2-J1, che l'hanno fatto solo episodicamente e in misura minima. Ora i ricercatori condurrano ulteriori studi per ottimizzare le proprietà di NicA2-J1 come farmaco, per procedere poi alle prime sperimentazioni cliniche.

Pubblicato il: 25-10-2018
Di:
FONTE : Science Advances

© 2018 sanihelp.it. All rights reserved.