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Salute Nel 2017 si sono registrate ben 560mila fratture

Allarme in Italia per le fratture da fragilità

Preoccupante quanto emerso dal report della Fondazione Internazionale per l'Osteoporosi: sempre più fratture da fragilità nei prossimi anni, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione nel nostro Paese

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Allarme in Italia per le fratture da fragilità iStock

Si intitola "Ossa fratturate, vite spezzate" ed è il report sull'osteoporosi nel nostro Paese, recentemente presentato dalla Fondazione Internazionale per l’Osteoporosi (IOF), in occasione della Giornata Mondiale dell’Osteoporosi. Purtroppo il quadro che emerge è preoccupante: se nel 2017, in Italia, si sono verificate 560mila fratture, con un costo per il sistema sanitario nazionale pari a 9,4 miliardi di euro, nei prossimi anni si stima che questa spesa annua aumenterà considerevolmente, sino a raggiungere i 12 miliari entro il 2030. In quegli anni, infatti, la popolazione italiana conterà il maggior numero di anziani e con il progressivo invecchiamento della popolazione l’incidenza delle fratture da fragilità sulla spesa sanitaria continuerà a crescere. L’onere associato alle fratture da fragilità in Italia supera quello associato alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e all’ictus ischemico e, confrontando i costi associati alle fratture e il costo totale della sanità, in Italia si registra la percentuale più alta di spesa destinata a questo problema rispetto agli altri cinque Paesi inclusi nel report: Regno Unito, Germania, Francia, Spagna e Svezia.

Il report fornisce anche un piano d’azione, che include raccomandazioni strategiche per offrire la migliore assistenza possibile ai cittadini italiani e ridurre l’incidenza delle fratture e il loro impatto sui pazienti e sul sistema sanitario nazionale. Si sostiene la necessità di stilare linee guida per il paziente fratturato; linee guida che siano emanate dall’Istituto Superiore di Sanità e possano così, diversamente da quanto accade ora, avere valore legale. Obiettivo: creare percorsi che possano garantire una continuità terapeutica del paziente, in modo tale che questo, una volta dimesso, sappia a chi rivolgersi.

Dai risultati degli studi emerge che, nonostante la disponibilità di efficaci terapie preventive e approcci di gestione per le fratture da fragilità, solo il 20% dei pazienti viene trattato farmacologicamente; ciò nonostante esistano farmaci che prevengono la seconda frattura fino al 60%. Ciò accade perché l’autorizzazione per prescrivere questi farmaci appartiene solo a pochi centri autorizzati, mentre il medico di medicina generale si trova limitato nella scelta. Una situazione, dunque, che va regolamentata meglio e in fretta.

Pubblicato il: 22-10-2018
Di:
FONTE : Fondazione Internazionale per l’Osteoporosi

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