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Salute Risultato ottenuto grazie a un intervento genetico

Scoperto come sterminare la zanzara della malaria

Un team di ricercatori inglesi è riuscito, per la prima volta al mondo, ad annientare in laboratorio un'intera popolazione di zanzare della malaria (Anopheles gambie), bloccando la loro capacità riproduttiva, sino ad ottenere il collasso della specie nell'arco di poche generazioni

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Scoperto come sterminare la zanzara della malaria iStock

Il protagonista è ancora lui: l'editing del genoma CRISPR, un innovativo e precisissimo intervento che consente la correzione mirata di una sequenza di DNA mediante l'utilizzo della proteina Cas9 che, come una sorta di forbice molecolare, è in grado di tagliare il DNA nel punto desiderato. Ebbene, ultimo eccezionale risultato di questa tecnica è stato ottenuto da un team di ricercatori dell'Imperial College di Londra, coordinati dall'italiano Andrea Crisanti, i quali sono riusciti ad annientare in laboratorio un'intera popolazione di zanzare della malaria (Anopheles gambie), bloccando la loro capacità riproduttiva, sino ad ottenere il collasso della specie nell'arco di 7-10 generazioni.

I ricercatori, il cui studio è stato pubblicato su Nature Biotechnology, hanno utilizzato una tecnica chiamata 'gene drive': ad un gruppo di zanzare maschio è stato iniettato in laboratorio un gene in grado di rendere gli esemplari femmina sterili e non più in grado di pungere. Una volta immesse in natura, le zanzare modificate geneticamente passeranno alla generazione successiva, tramite l'accoppiamento, l’eredità di laboratorio (con una probabilità del 99%), generando una reazione genetica a catena in grado di estinguere la specie nel giro di poche generazioni.

Va precisato che, al momento, il risultato è stato ottenuto in laboratorio all’interno di una popolazione di zanzare in gabbia. Ma quanto emerso indica che la tecnica del gene drive funziona, e fornisce una seria speranza nella lotta contro una malattia che ha rappresentato una piaga per l’essere umano. C’è ancora molto lavoro da fare, sia per testare la tecnologia in studi di laboratorio più ampi, sia lavorando con i Paesi più colpiti per valutare la fattibilità di un intervento su larga scala. Le aspettative sono che fra 5-10 anni si possa considerare di testare questa tecnica non soltanto in laboratorio. Il risultato è promettente perché in futuro potrebbe velocizzare l’eradicazione della malaria, superando anche le barriere logistiche presenti nelle zone del mondo a basso reddito o in via di sviluppo.

Pubblicato il: 28-09-2018
Di:
FONTE : Nature Biotechnology

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