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Salute Una malattia che colpisce il 90% dei giovani

Un vaccino contro l'acne

Un gruppo di ricercatori internazionale è giunto alla realizzazione di un vero e proprio vaccino contro l'acne, che una volta convalidato da una sperimentazione clinica su larga scala potrebbe prevenire una malattia contro la quale gli attuali trattamenti risultano spesso insoddisfacenti

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Un vaccino contro l'acne iStock

L'acne è una malattia della pelle molto diffusa - colpisce, infatti, il 90% degli adolescenti - contro la quale gli attuali trattamenti risultano spesso insufficienti e possono causare effetti collaterali quali secchezza della pelle, irritazione, depressione e persino pensieri suicidi. Fortunatamente un recente studio - di un gruppo di ricercatori dell'Università della California di San Diego (Stati Uniti), del National Central University di Jhongli (Taiwan) e della Brandenburg Medical School Theodore Fontane di Dessau (Germania) - ha compiuto un nuovo passo avanti per la realizzazione di un vero e proprio vaccino contro questa malattia, dimostrando che gli anticorpi contro una tossina secreta dai batteri dell'acne possono ridurre l'infiammazione nelle lesioni che questa malattia provoca: lesioni e cicatrici che, anche se si è colpiti in adolescenza, possono persistere in età adulta.

I ricercatori hanno scoperto che l'applicazione di alcuni anticorpi monoclonali su un fattore chiamato Camp (una tossina secreta dal batterio Propionibacterium acnes, responsabile dell'acne) riesce a ridurre le risposte dell'infiammazione. La malattia è, infatti, caratterizzata da un processo infiammatorio del follicolo pilifero e della ghiandola sebacea: questo porta alla comparsa del brufolo in varie parti del corpo, in particolare sul viso.

Una volta convalidato da una sperimentazione clinica su larga scala, il potenziale impatto di questa nuova scoperta - pubblicata sul British Journal of Dermatology risulterà enorme per le centinaia di milioni di persone che soffrono di acne vulgaris. Bisogna tuttavia procedere con cautela, dichiarano i ricercatori, giacché pur rappresentando un approccio accattivante, queste terapie, che prendono di mira i fattori derivati dal batterio P. acnes, devono essere progettate con cautela, al fine di evitare disturbi indesiderati del microbioma che garantisce l’omeostasi della pelle.

Pubblicato il: 07-09-2018
Di:
FONTE : British Journal of Dermatology

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