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Salute Un disturbo che può indicare gravi patologie

Un nuovo sensore per rilevare l'alitosi

Un team di ricercatori ha realizzato un un sensore capace di rilevare piccolissime quantità di acido solfidrico, il composto responsabile dell'alitosi, nelle esalazioni umane

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Un nuovo sensore per rilevare l'alitosi iStock

L’alitosi è termine scientifico che sta ad indicare quel disturbo che, comunemente, viene definito ‘alito cattivo’, ossia quella condizione caratterizzata dall'emissione di odori sgradevoli durante la respirazione. Le possibili cause dell’alitosi sono numerose: partendo dalla banale assunzione di particolari alimenti, come cipolla o aglio, alla cattiva igiene orale o carie ai denti, sino ad arrivare a vere e proprie patologie. Ad esempio, l’alito cattivo può essere espressione di una patologia epatica avanzata, ed in questo caso assume un odore simile al pesce (alitosi ammoniacale), o di insufficienza renale, quando ricorda quello dell'urina.

Secondo le statistiche sono almeno 30 milioni gli italiani che hanno sofferto, almeno una volta nella vita, di alitosi; si tratta dunque di un problema molto diffuso, che un team di ricercatori del Korea Advanced Institute of Science and Technology e del Massachusetts Institute of Technology ha deciso di affrontare sviluppando un sensore capace di rilevare piccolissime quantità di acido solfidrico, il composto responsabile dell’alitosi, nelle esalazioni umane.

Stando a quanto dichiarato dai ricercatori, spesso le persone non sono consapevoli del fatto che il loro alito è cattivo e, del resto, i medici non hanno un test pratico, obiettivo e sufficientemente sensibile da diagnosticare al meglio l'alitosi. Per questa ragione gli scienziati hanno deciso di sviluppare un rilevatore portatile e sensibile all'alitosi: strumento che i medici potrebbero utilizzare per diagnosticare rapidamente e in modo economico la condizione. Per svilupparlo è stato utilizzato diacetato di piombo, una sostanza chimica che diventa marrone quando esposta all'acido solfidrico. Di per sé la sostanza non è abbastanza sensibile da rilevare tracce piccolissime di acido solfidrico, perciò gli studiosi l'hanno ancorata a una rete in nanofibre 3D; monitorando un cambiamento di colore da bianco a marrone sulla superficie del sensore, hanno potuto così rilevare fino a 400 parti per miliardo di acido solfidrico ad occhio nudo in un solo minuto. Inoltre, il sensore è stato capace persino di rilevare tracce di acido solfidrico aggiunto a campioni di alito di 10 volontari sani. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Analytical Chemistry.

Pubblicato il: 13-06-2018
Di:
FONTE : Analytical Chemistry

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