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Salute Uno studio giudicato importantissimo

Ottenuto il primo embrione artificiale

Si tratta di un embrione di topo, ed è il primo al mondo sviluppato a partire da cellule staminali, senza l'impiego di ovuli e spermatozoi

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Ottenuto il primo embrione artificiale iStock

Per la prima volta al mondo si è riusciti ad ottenere un embrione artificiale, ossia generato da cellule staminali e senza alcun ricorso a spermatozoi ed ovuli. Non si tratta, ovviamente, di un embrione umano, bensì di topo. A raggiungere questo eccezionale risultato è stato un team di ricercatori dell’olandese Istituto di Medicina rigenerativa dell’Università di Maastricht, il cui studio è apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Nature.

Per ottenere l’embrione artificiale i ricercatori sono partiti da due famiglie di cellule staminali: quelle che danno origine alla placenta e quelle da cui origina l’organismo. In provetta le cellule hanno formato una struttura simile a quella di un embrione nella fase iniziale dello sviluppo, chiamata blastocisti, in cui si forma la sacca che racchiude le cellule staminali. Mentre l’embrione artificiale, che ha raggiunto una struttura analoga ed è una sferetta fatta di sottili strati, è stato chiamato ‘blastoide’. Dalle analisi, il team ha anche osservato come questi blastoidi abbiano un'attività dei loro geni simile a una blastocisti di 3 giorni e mezzo. In altre parole la struttura ottenuta aveva tutte le caratteristiche per poter essere impiantata proprio come si fa solitamente con le vere blastocisti.

Nella seconda fase dello studio i blastoidi sono stati trasferiti nell'utero di una femmina di topo in stato di pseudo-gradivanza, in modo da consentire l'impianto di questi sulle pareti dell'utero: a questo punto i ricercatori hanno osservato come tali strutture cellulari vadano incontro a eventi di rimodellamento simili a quelli osservati al momento dell'impianto vero e proprio e inducano modificazioni della mucosa uterina - come ad esempio permeabilità vascolare locale e anastomosi dei trofoblasti con la parete uterina della madre. 

La ricerca, coordinata da Nicolas Rivron, è stata giudicata molto importante dal mondo scientifico perché permette di studiare le varie fasi dello sviluppo di un essere vivente, offrendo ai ricercatori un modello di coltura precoce della cellula, facendo luce sui processi chiave che stanno alla base di questo periodo cruciale della vita. Inoltre, in futuro questa tecnica potrebbe portare ai primi esseri viventi artificiali.

Pubblicato il: 04-05-2018
Di:
FONTE : Nature

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