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Salute Oncologia e ricerca

Tumore al pancreas: prima la chemio, poi l'intervento

Nei pazienti operabili affetti da tumore al pancreas, effettuare la chemioterapia prima dell'intervento chirurgico aumenta notevolmente le possibilità di sopravvivenza

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Tumore al pancreas: prima la chemio, poi l'intervento iStock

Il tumore al pancreas è uno dei più aggressivi e temuti, anche perché pesso viene diagnosticato tardivamente, quando la malattia presenta già metastasi o ramificazioni che impediscono l’asportazione della massa tumorale; tanto che solo il 20% dei pazienti può essere operato subito dopo la diagnosi. In questa ridotta percentuale di casi il trattamento standard prevedeva, sino ad oggi, l’intervento chirurgico seguito dalla chemioterapia. Da una nuova ricerca, effettuata dall’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, emerge però che la chemio fatta prima dell’intervento chirurgico aumenta notevolmente la sopravvivenza dei malati di tumore al pancreas.

Nello studio, tutto italiano, si può leggere infatti che nonostante la chirurgia sia un’arma molto efficace contro il tumore al pancreas, la guarigione può essere compromessa dalla presenza di micrometastasi, ossia metastasi troppo piccole per essere evidenziate. L’unico trattamento efficace per combattere le micrometastasi è la chemioterapia che, tuttavia, se effettuata dopo l’intervento, deve venire posticipata di alcuni mesi, per consentire al paziente di riprendersi dall’operazione; in alcuni casi, addirittura, i malati non possono cominciarla affatto per complicanze o difficoltà nella ripresa postoperatoria.

La ricerca italiana è dunque fondamentale, ed è la prima in assoluto ad evidenziare in modo chiaro il ruolo della chemioterapia neoadiuvante nelle persone con adenocarcinoma del pancreas operabile. Per fare ciò, i ricercatori hanno selezionato 88 pazienti e li hanno divisi in tre gruppi. Dopo essere state operate subito per rimuovere il tumore, le persone del primo e del secondo gruppo sono state sottoposte a sei cicli di chemioterapia, in un caso con un unico farmaco, cioè l’attuale terapia standard, nell’altro con un cocktail di quattro farmaci. I membri del terzo gruppo, invece, prima dell’intervento sono stati sottoposti a tre cicli di chemioterapia neoadiuvante, con lo stesso cocktail di farmaci del secondo gruppo; dopodiché sono stati operato e hanno completato il trattamento con altri tre cicli di chemioterapia. Ebbene, nei pazienti del terzo gruppo la sopravvivenza a cinque anni è risultata notevolmente maggiore, pari al 49%; il doppio rispetto al secondo (24%) e quasi il quadruplo rispetto al primo (13%).

Pubblicato il: 24-04-2018
Di:
FONTE : Irccs Ospedale San Raffaele

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