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Salute In Italia 40.000 nuovi casi all'anno

Linfedema, conoscerlo per curarlo

Il 6 marzo è la giornata mondiale dedicata a questa malattia ancora poco conosciuta, ma molto diffusa. Eventi a Bari, Roma e Palermo

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Linfedema, conoscerlo per curarlo Thinkstockphotos

Appuntamento il 6 marzo con il LymphAday (Lymphedema Awarness Day, la Giornata Mondiale del Linfedema), che nasce con lo scopo di informare e sensibilizzare il pubblico su questa malattia poco conosciuta, ma dai grandi numeri. Solo in Italia, infatti, si registrano 40.000 nuovi casi ogni anno. Che cos’è linfedema? L’aumento di volume di braccia e gambe che nella stragrande maggioranza dei casi si verifica in seguito a intervento oncologico.

«In particolare, il linfedema dell’arto superiore è una complicanza non rara dell’intervento di mastectomia e svuotamento ascellare per carcinoma della mammella», spiega Adriana Cordova, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica SICPRE, che in occasione del LymphAday coordina e pubblicizza, pubblicandole sul proprio sito, le iniziative per il pubblico realizzate dai soci.

A Bari, Roma e Palermo gli ospedali aperti

Dal Policlinico di Bari al Gemelli di Roma, fino al Paolo Giaccone di Palermo, il 6 marzo è una giornata di porte aperte, con ambulatori a disposizione per visite gratuite, relazioni di specialisti e fisioterapisti, interventi di associazioni di pazienti.

«La cura del linfedema avviene abbinando la fisioterapia a interventi di super-microchirurgia, ovvero di chirurgia sotto il millimetro», dice Marzia Salgarello, responsabile del Centro per il Trattamento Chirurgico del Linfedema del Gemelli di Roma e socio SICPRE. E, ovviamente, la prevenzione e le cure tempestive fanno la differenza.

Esercizi che allenano i muscoli dell’arto colpito da linfedema, per migliorare il drenaggio dei fluidi, massaggi ad hoc e bendaggi sono utili per ridurre il gonfiore, anche se spesso è necessario ricorrere alla chirurgia. In questo caso, due sono le tecniche: collegare il vaso linfatico ostruito con una piccola vena vicina, in modo da »scaricare» la linfa; effettuare un autotrapianto di linfonodi, che vengono prelevati da inguine, collo o ascella del paziente stesso e trasferiti a livello dell’arto colpito da linfedema.

Pubblicato il: 06-03-2018
Di:
FONTE : SICPRE

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