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Leucemia: eventuali recidive sono prevedibili alla diagnosi

Talune particolari caratteristiche delle cellule tumorali, associate alla leucemia linfoblastica acuta di tipo B, sono già presenti al momento della diagnosi

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Leucemia: eventuali recidive sono prevedibili alla diagnosi Thinkstockphotos

Fino ad oggi, per i pazienti colpiti da leucemia linfoblastica acuta di tipo B (B-LLA) - il più frequente tumore in età pediatrica - era necessario attendere la risposta al trattamento e la verifica molecolare della cosiddetta ‘malattia residua minima’ per stabilire l’eventuale rischio di ricaduta. Ora, grazie a uno studio di un team di ricercatori del Centro di Ricerca Matilde Tettamanti e della Stanford University, si è scoperto che è possibile prevedere fin dalla diagnosi se questi pazienti avranno maggiori probabilità di ricaduta dopo i trattamenti. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, ha infatti mostrato che talune particolari caratteristiche funzionali della cellula tumorale, associate alla ricaduta di questa malattia, sono presenti già al momento della diagnosi.

Utilizzando la citometria di massa, una tecnologia in grado di individuare e analizzare contemporaneamente decine di parametri biologici e funzionali di ogni singola cellula, i ricercatori sono riusciti a identificare un preciso comportamento cellulare che sembra proprio guidare la ricaduta: le cellule leucemiche di B-LLA, alla diagnosi, sono state confrontate con la loro controparte sana mediante un programma bioinformatico al fine di individuare i profili più caratteristici delle cellule leucemiche; profili che sono poi stati confrontanti nei pazienti ricaduti rispetto a quelli in remissione e, utilizzando un approccio di machine learning, sono state identificate le caratteristiche funzionali predittive della ricaduta.

Per capire se le cellule tumorali, resistenti al primo ciclo di terapia, siano presenti fin dal momento della diagnosi iniziale o se emergano a seguito della terapia, i ricercatori hanno messo a punto un modello statistico di predizione delle ricadute, definito come Developmentally Dependent Predictor of Relapse (Ddpr). Il modello ha dimostrato chiaramente che sei caratteristiche cellulari, presenti in due sottopopolazioni leucemiche (pre-BI e pro-BII), sono in grado di far prevedere la ricaduta del paziente fin dal momento della diagnosi. Successivamente, analizzando le coppie di campioni ottenuti al momento della diagnosi e della ricaduta si è ottenuta la conferma che il profilo predittivo osservato alla diagnosi si mantiene anche nelle cellule presenti alla ricaduta.

Pubblicato il: 07-03-2018
Di:
FONTE : Nature Medicine

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