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Salute Lo studio potrebbe migliorare le campagne di prevenzione

I fumatori tendono a posticipare i rischi che corrono

Chi fuma tende a spostare di 5 anni più avanti nel tempo l'insorgenza di patologie gravi, come tumore ai polmoni, ictus o infarto, ma anche meno gravi, come bronchite, alitosi e invecchiamento precoce della pelle

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I fumatori tendono a posticipare i rischi che corrono Thinkstockphotos

La percezione delle conseguenze dannose per la salute derivanti dal fumo di sigaretta è diversa a seconda che siamo fumatori o non fumatori: i tabagisti, infatti, tendono a collocare le ripercussioni negative della loro cattiva abitudine in un futuro più lontano. E’ quanto emerso da uno studio pubblicato sul Journal of Cognitive Psychology ed effettuato dall’Università di Milano-Bicocca e della britannica University of Surrey. Si tratta, dichiarano i ricercatori, di un fenomeno da loro definito ‘Onset time delaying effect’: in sostanza, rispetto ai non fumatori, i fumatori spostano di circa 5 anni più avanti nel tempo l'insorgenza di patologie gravi, come tumore ai polmoni, ictus o infarto, ma anche meno gravi, come bronchite, alitosi e invecchiamento precoce della pelle.

Per giungere a questa conclusione, il team di scienziati ha coinvolto 162 volontari, tra fumatori e non, e chiesto loro di stimare il tempo necessario a sviluppare 15 patologie in un fumatore medio che, dall'età di 18 anni, cominci a fumare 10 sigarette al giorno. Ne è emerso che l’abitudine al fumo porta a una sorta di percezione attenuata dei rapidi danni da sigaretta, anche se nella tendenza a rimandare il problema entrano in gioco pure fattori individuali che hanno a che fare con la propria percezione del rischio e della paura. Indipendentemente dal fatto che si sia fumatori o meno, coloro che provano più paura e si sentono più a rischio di sviluppare una certa malattia, danno di questa una stima di insorgenza più vicina nel tempo, quandanche tale stima sia riferita ad un’altra persona (nella fattispecie l’ipotetico fumatore chiamato in causa dall'esperimento). Questo vale per le malattie meno gravi, mentre l'insorgenza di quelle più gravi viene generalmente percepita come più remota nel tempo rispetto al momento in cui si comincia a fumare anche dai soggetti più ‘ipocondriaci’.

Si tratta di una ricerca di importanza rilevante, perché potrebbe essere sfruttata per migliorare l'efficacia delle campagne di prevenzione, come quelle basate sulle immagini scioccanti che compaiono sui pacchetti di sigarette e che hanno l’obbiettivo di spingere i tabagisti a smettere di fumare. A queste si potrebbero aggiungere le tempistiche di insorgenza delle patologie mostrate, in modo da ridurre la distorsione temporale che i fumatori tendono a mettere in pratica inconsapevolmente.

Pubblicato il: 01-02-2018
Di:
FONTE : Journal of Cognitive Psychology

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