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Salute Nei casi gravi, sopravvivenza aumentata del 86%

Un nuovo trattamento contro la sclerodermia

La terapia impiega le cellule staminali e non la ciclofosfamide, il farmaco immunosoppressore che, al momento, rappresenta l'unico trattamento per questa grave malattia.

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Un nuovo trattamento contro la sclerodermia Thinkstockphotos

Sclerodermia significa letteralmente pelle dura. Si tratta di una malattia cronica, di tipo autoimmune, che causa un notevole ispessimento dell’epidermide e che, nei casi più gravi, può arrivare a colpire alcuni organi vitali come il cuore, i polmoni, l’apparato digerente e i reni. Nel nostro Paese soffrono di sclerodermia 30mila persone e si contano circa 300 nuovi casi all’anno, con un’incidenza maggiore tra le donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni.

Quando si viene colpiti da questa malattia, l’organismo produce anticorpi che aggrediscono i suoi stessi tessuti: in particolare la pelle ma, come detto, anche altri organi interni. Ad oggi, per contrastare questo fenomeno, non vi è altra strada che quella di frenare il sistema immunitario, in modo da ridurre la produzione di autoanticorpi; ciò comporta però diversi inconvenienti non trascurabili, primo tra tutti la suscettibilità alle infezioni.

Da un recente studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine e realizzato da diversi ricercatori americani e canadesi, potrebbe giungere però una nuova ed efficace terapia: un trattamento che impiega le cellule staminali e non la ciclofosfamide, il farmaco immunosoppressore che, al momento, rappresenta l’unico trattamento per questa grave malattia.

Nella prima fase dello studio , i ricercatori hanno sottoposto 36 pazienti con forme gravi di sclerodermia a un trattamento che prevedeva chemioterapia ad alte dosi e l’irradiazione totale dell’organismo, in modo da distruggere l’intero midollo osseo: è qui infatti che vengono fabbricate le cellule che poi producono gli autoanticorpi distruttivi. Nella seconda fase sono state somministrate ad ogni paziente le proprie cellule staminali emopoietiche (cellule non ancora completamente differenziate, »pluripotenti», da cui hanno origine tutte le cellule del sangue e del sistema immunitario) prelevate in precedenza e private di quelle ‘difettose’ responsabili della produzione di autoanticorpi. Le nuove cellule sono andate a ripopolare il midollo e hanno cominciato a produrre cellule del sistema immunitario, questa volta ‘normali’.

Confrontato i risultati, a sei anni dal trattamento, con quelli ottenuti con altri malati che avevano ricevuto soltanto il trattamento con ciclofosfamide, è emerso che i soggetti sottoposti alla cura con cellule staminali hanno avuto maggiori percentuali di sopravvivenza: del 86% fra i pazienti sottoposti al trapianto e del 51% per chi aveva seguito la terapia con ciclofosfamide. Questo risultato, hanno dichiarato i ricercatori, conferma che il trapianto di cellule staminali deve essere considerato un potenziale trattamento per le persone con sclerodermia grave.

Pubblicato il: 12-01-2018
Di:
FONTE : New England Journal of Medicine

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