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Non sottostimare se il piccolo fa la pipì a letto

L'enuresi notturna può incidere sulla futura qualità della vita, con rischio di incontinenza da adulti ed anche problemi della sfera sessuale

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Non sottostimare se il piccolo fa la pipì a letto Thinkstockphotos

L’enuresi notturna è un disturbo che consiste nella perdita involontaria di urina durante il sonno. Secondo le stime ne soffrono due milioni di italiani, dei quali un milione e duecentomila sono bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni: si tratta di un problema ancora troppo sottovalutato, tanto che spesso non viene riferito al pediatra ritenendolo destinato a passare da sé, ma che invece può incidere sulla futura qualità della vita, con rischio di incontinenza da adulti e finanche problemi della sfera sessuale. Di questo si è parlato recentemente in Senato, durante una conferenza stampa dal titolo »Enuresi notturna nel bambino e l’importanza di contrastarla», su iniziativa della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS).
Secondo gli esperti l’enuresi è un disturbo ancora non sufficientemente compreso e, nonostante la sua ampia diffusione, sottostimato e non curato: stando alle statistiche più recenti ne soffrono 2 bambini su 10 e il 60% dei questi non viene sottoposto a visita pediatrica. Eppure diagnosticare il problema non è difficile, basta avvalersi di semplici strumenti, come il calendario delle notti bagnate/asciutte e il cosidetto ‘diario minzionale’ (che consiste nella registrazione oraria delle minzioni e del loro volume nelle 24 ore). Riconoscere il distubo velocemente è importante, perché una terapia è sempre possibile, ma essa sarà tanto più efficace quanto più tempestiva.
Oltre alle ripercussioni che potrebbe dare in età adulta, l’enuresi non va sottostimata perché può comportare gravi cali di autostima nel bambino, con sviluppo di sensi di colpa (parallelamente all’aumento della frustrazione dei genitori), calo della resa scolastica e limitazioni della vita sua relazionale in un momento estremamente delicato per il suo sviluppo psicofisico.
Mantenere, dunque, un costante dialogo genitori/pediatra è fondamentale; quest’ultima figura ha infatti un ruolo determinante: già dopo il compimento del quinto anno d’età del bambino, in occasione di una visita, il pediatra può e deve verificare se il bambino bagna il letto, in modo tale da capire se necessita di adeguati interventi comportamentali o terapeutici.

Pubblicato il: 10-11-2017
Di:
FONTE : Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale

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