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Salute A fare la differenza è l'orologio biologico

Operarsi al cuore è meglio farlo nel pomeriggio

Il cuore segue un ciclo quotidiano di attività che al mattino non raggiunge ancora la sua performance migliore, se operato di pomeriggio ha dunque una migliore capacità di ripresa

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Operarsi al cuore è meglio farlo nel pomeriggio Thinkstockphotos

Gli interventi chirurgici al cuore, che si tratti di operazioni a cuore aperto o della sostituzione di una valvola cardiaca, sono sempre molto rischiosi e talvolta portano a complicanze, anche fatali. Secondo un recente studio - pubblicato sulla rivista scientifica Lancet ed effettuato da un team di ricercatori dell’Università di Lille, coordinati dal professor David Montaigne - per ridurre la possibilità di tali complicazioni sarebbe ottimale eseguire tali interventi al pomeriggio anziché al mattino.
Per eseguire operazioni al cuore, i chirurghi devono interrompere il funzionamento  dell’organo che, in tal modo, viene posto sotto stress giacché il flusso di ossigeno al tessuto cardiaco si riduce; secondo i ricercatori francesi tale stress diminuisce e il cuore risulta più forte e in grado di sostenere meglio gli interventi se questi vengono eseguiti nella seconda metà della giornata, appunto.
Dallo studio è emerso che questa più efficace capacità di ripresa pomeridiana del cuore dipenderebbe da quello che viene chiamato ‘orologio circadiano’ delle cellule, il quale ne influenza l’attività biologica: tutti i sistemi biologici, compreso quello relativo alle infiammazioni, sono influenzati dal ritmo circadiano; negli esseri umani sani - sostengono gli scienziati - il cuore segue un ciclo quotidiano di attività che al mattino non raggiunge ancora la sua performance migliore.
Per giungere a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato i risultati di operazioni al cuore su quasi 600 pazienti, metà dei quali aveva subito un intervento di sostituzione di una valvola al mattino, mentre l’altra metà al pomeriggio. Ebbene, il 18% dei pazienti operati in mattinata ha subito un evento cardiaco nefasto - infarto o insufficienza cardiaca - entro 500 giorni successivi all’intervento, mentre ciò è avvenuto soltanto nel 9% di coloro che sono stati operati nel pomeriggio. Inoltre, monitorando nel sangue il livello della proteina legata ai danni al tessuto cardiaco, è emerso che i pazienti del pomeriggio presentavano livelli più bassi della proteina e anche in questo caso hanno subito il 20% in meno di complicanze cardiache rispetto a chi era stato operato in mattinata. Infine è risultato, da biopsie cardiache, che il tessuto cardiaco di chi era stato operato il pomeriggio recuperava meglio rispetto a chi era aveva subito l’intervento nella prima parte della giornata.

Pubblicato il: 30-10-2017
Di:
FONTE : Lancet

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