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Salute Una scoperta che apre a nuove possibili terapie

Soffri di insonnia? Prova ad annoiarti

Secondo la ricerca ciò che porta ad addormentarsi è un percorso che ha origine a livello cerebrale, in una specifica area del cervello nella quale la noia funge da interruttore che attiva il sonno

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Soffri di insonnia? Prova ad annoiarti Thinkstockphotos

La noia è un sentimento che la maggior parte di noi tende a rifuggire, a quanto pare però essa ha anche aspettivi positivi: secondo un recente studio, effettuato da un team di ricercatori dell'Università di Tsukuba e pubblicato su Nature Communications, la noia è infatti una sorta di interruttore in grado di stimolare il sonno.
Per giungere alla conclusione che ciò che porta all’addormentamento sia un percorso che origina a livello cerebrale, il gruppo di scienziati cinesi e giapponesi ha studiato il cervello di alcuni topi mediante l’impiego della optogenica, una tecnica che combina la luce e l’ingegneria genetica al fine di monitorare l’attività di singole cellule del sistema nervoso. Si è scoperto così che la relazione tra noia e sonno risiederebbe nel nucleus accumbens: una zona del cervello che svolge numerosi processi cognitivi, fra i quali quello del motivare a fare qualcosa e quello del produrre piacere in seguito ad un’azione compiuta. Il nucleus accumbens ha sopra di sé, proprio come in una piramide verticale, un percorso biologico chiamato via dopaminergica, il quale si attiva quando siamo intenti in attività ad alto coinvolgimento emozionale o cognitivo. Al contrario, quando siamo passivi o addirittura annoiati, si attiva un percorso esattamente opposto, che però coinvolge sempre il nucleus accumbens che, in questo caso, inibisce le aree cerebrali che stanno al di sotto, attivando specifici neuroni. Ebbene, è proprio questo meccanismo che ci porta ad addormentarci; la noia rappresenterebbe pertanto una sorta di messaggero del sonno, mentre al contrario giocare ai videogiochi o o svolgere attività intellettuali prima di andare a letto sono nemici dell’addormentamento.
La scoperta è importante perché potrebbe aprire a nuove prospettive terapeutiche per le persone con insonnia o altri disturbi del sonno. Ad esempio si potrebbe agire su specifiche sostanze biologiche che favoriscono il sonno e che sono naturalmente presenti nel nucleus accumbens; in tal modo si andrebbe ad agire su nuclei cerebrali più centrali rispetto all'addormentamento, ottenendo un sonno indotto ma più fisiologico rispetto a quello che si ottiene attualmente grazie ai farmaci.

Pubblicato il: 25-10-2017
Di:
FONTE : Nature Communications

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