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Salute Un cancro che colpisce circa il 40% dei cinquantenni

Un nuovo test sul PSA per individuare il tumore prostatico

Un esame che, stando a quanto dichiarato dai ricercatori, fornirebbe diagnosi più accurate e meno falsi positivi dell'attuale PSA sierica

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Un nuovo test sul PSA per individuare il tumore prostatico Thinkstock

Il cancro alla prostata è il tumore maschile più frequente: in Italia, ogni anno, vengono diagnosticati circa 42.800 nuovi casi. Si tratta di una malattia che colpisce soprattutto dopo i 50 anni, tanto che cellule tumorali sono presenti in circa il 40% dei cinquantenni ed il rischio aumenta con l'età. Addirittura, secondo diversi studi e ricerche mediche, quasi tutti gli uomini di età superiore agli 80 anni presentano un piccolo focolaio di cancro alla prostata.

Da molti anni, come marcatore tumorale del carinoma prostatico viene impiegato il PSA, ossia l’Antigene Prostatico Specifico: una sostanza enzimatica presente nel sangue prodotta dalle ghiandole prostatiche. L’aumento dei valori del PSA totale non è necessariamente indicatore della presenza di un tumore, ma il riscontro di un suo valore elevato è sinonimo di ‘malattia alla prostata’ ed implica quindi ulteriori accertamenti

Recentemente è stato messo a punto un nuovo metodo di analisi del PSA grazie a una tecnica brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità e svolto in collaborazione con l’Unità di Neuroimmunologia dell’IRCCS Santa Lucia e con il Dipartimento di Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I di Roma. Un esame che, stando a quanto dichiarato dai ricercatori, fornirebbe diagnosi più accurate e meno falsi positivi dell’attuale PSA sierica che, al contrario, dà un alto numero di falsi positivi, il che comporta una serie di problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi successive richieste da un’indagine con esito positivo

I dati clinici dello studio che ha portato al nuovo metodo di analisi - pubblicati su Cancer Letters - sono relativi a soli 45 campioni di plasma; ma è in corso uno studio clinico (approvato dai Comitati Etici del Policlinico Umberto I e dell’Istituto Superiore di Sanità), su 250 campioni, che consenta di validare il metodo secondo prove di evidenza.

Se questi risultati venissero confermati, sul piano clinico si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione, perché metterebbe a disposizione uno strumento molto efficace nella prevenzione secondaria del cancro alla prostata.

Pubblicato il: 25-07-2017
Di:
FONTE : Cancer Letters

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