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Salute Potrebbe portare allo scoperta di una cura

Svelata la struttura della proteina alla base dell'Alzheimer

La superficie dei filamenti composti dalla proteina Tau parrebbe impedire l'ingresso delle molecole d'acqua necessarie a dissolverli

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Svelata la struttura della proteina alla base dell'Alzheimer Thinkstock

l’Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante; esordisce prevalentemente in età presenile e porta, a poco a poco, alla perdita delle capacità mentali basilari. Attualmente i trattamenti terapeutici utilizzati offrono piccoli benefici sintomatici e possono parzialmente rallentare lo sviluppo della patologia; tuttavia non è ancora stata individuata una cura in grado di arrestarne o invertirne il decorso.

Per quanto riguarda l’Alzheimer, la medicina sa da tempo che uno dei principali fattori scatenanti è la proteina Tau che, nei malati, viene modificata in modo tale che, invece di adempiere alle sue funzioni normali, formi filamenti che si accumulano nel cervello in grovigli, danneggiando le cellule nervose. Uno studio recente - pubblicato su Nature e frutto di una collaborazione tra il Laboratorio di Biologia Molecolare del Research Council di Cambridge e l’Indiana University - è riuscito, per la prima volta, ad osservare in dettaglio questi filamenti: con una risoluzione pari a 0,35 nanometri; mai, prima d’ora, si era stati in grado di vedere la struttura della Tau così da vicino.

La funzione della proteina Tau è di stabilizzare i microtubuli, strutture intracellulari che sono parte del sistema necessario per il trasporto di molecole dal corpo del neurone fino alle sinapsi. Quando avvengono mutazioni di questa proteina, come la iperfosforilazione, si generano filamenti che tendono ad accumularsi in grovigli che sono tipici dell’Alzheimer. Gli scienziati sono riusciti ad isolare alcuni di questi filamenti, estratti dal cervello di una donna malata del morbo, e ad osservarli con una tecnologia chiamata Crio-Microscopia Elettronica, grazie alla quale sono stati in grado di evidenziare la struttura centrale dei filamenti e il fatto che sulla loro superficie si trovano addensamenti che respingono le molecole d’acqua, impedendone l’ingresso all’interno dei filamenti stessi; questa potrebbe essere la ragione per cui essi resistono ai tentativi dell’organismo di dissolverli: un enorme passo avanti nella direzione dello sviluppo di farmaci o terapie in grado di curare il morbo di Alzheimer.

Pubblicato il: 13-07-2017
Di:
FONTE : Nature

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