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Salute Un disturbo che può condurre alla morte

Anoressia: scovate le origini nel cervello

Lo studio italiano ha messo in evidenza alcune alterazioni nel cervello di chi soffre di questo terribile disturbo alimentare

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Anoressia: scovate le origini nel cervello Thinkstock

La scoperta è tutta italiana; si deve infatti a un gruppo di ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma che, unitamente agli esperti della onlus La Cura del Girasole, avrebbero individuato tracce cerebrali dell’anoressia: piccole alterazioni nel cervello di chi soffre di questo disturbo alimentare, presenti sin dalle sue fasi iniziali.

La ricerca che ha condotto a questa evidenza, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Psychiatry Research Neuroimaging, ha impiegato una nuova tecnologia di risonanza magnetica che ha messo a confronto i fasci di sostanza bianca di 14 ragazze anoressiche (malate da meno di sei mesi) con quelli di 15 coetanee sane. Mediante ciò gli scienziati hanno rilevato che nelle pazienti malate vi sono alterazioni dei fasci della materia bianca già nelle primissime fasi dell’anoressia.

In altre parole, si evidenziano modificazioni in quelle strutture che mettono in comunicazione le aree del cervello coinvolte nel controllo cognitivo e nella percezione dell’immagine del proprio corpo; ciò spiegherebbe altresì il motivo per cui spesso le malate di anoressia sono intransigenti e difficilmente si mettono in discussione, oltre al fatto che pensano in modo ossessivo al cibo che assumono e al proprio aspetto fisico, per il quale sviluppano un’immagine distorta.

I disordini alimentari, di cui anoressia e bulimia sono gli esempi più noti e frequenti, sono diventati, negli ultimi vent’anni, una vera e propria emergenza per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita di adolescenti e giovani adulti. Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, tali disordini alimentari possono diventare una condizione permanente e, nei casi più gravi, portare alla morte, che solitamente avviene per suicidio o per arresto cardiaco.

Pertanto lo studio italiano è molto importante, perché offre un nuovo e importante contributo alla comprensione delle cause dell’anoressia nervosa, aprendo la strada allo sviluppo di ulteriori e più efficaci strategie terapeutiche focalizzate, fin dalle fasi iniziali della malattia, al miglioramento della flessibilità del pensiero e all’alterata percezione delle proprie forme corporee.

Pubblicato il: 06-07-2017
Di:
FONTE : Psychiatry Research Neuroimaging

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