Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Salute Miglioramenti non solo psicologici ma anche fisiologici

Non c'è trucco né inganno: è solo placebo

L'effetto placebo si innesca laddove il paziente non sa che il farmaco somministrato è privo di principi attivi: il soggetto si auto-convince dell'efficacia delle cure, e migliora. Tuttavia, secondo uno studio della Oxford University, per alcuni disturbi porterebbe benefici anche laddove il paziente sia precedentemente informato di essere trattato con un placebo

3.5 di 5
Non c'è trucco né inganno: è solo placebo Thinkstock

Il placebo è una terapia o una sostanza priva del principio attivo specifico, ma che viene somministrata come se avesse veramente proprietà curative o farmacologiche; spesso tanto basta a renderla efficace, ossia a produrre il cosidetto effetto placebo: in questi casi, la semplice convinzione di ricevere una terapia è sufficiente per influire positivamente su certe condizioni mediche in cui la dimensione psicologica ha un ruolo fondamentale.

Stando però a un recente studio, pubblicato sul Journal of Evidence-Based Medicine e coordinato da Jeremy Howick, della Oxford University, molto spesso i placebo funzionerebbero anche senza 'inganno’; sarebbe cioè possibile sentirsi meglio anche sapendo che ciò che si sta assumendo è privo di qualsiasi principio attivo, come ad esempio nel caso si soffra di depressione, di ansia o di semplice mal di schiena.

Anzitutto è importante capire quale sia il meccanismo che sta alla base dell’effetto placebo.

Quello che accade è che il terapista comunica al paziente che si sta effettuando un trattamento e che dunque egli dovrà attendersi un miglioramento. Ciò agisce non solo a livello psicologico, come detto, ma anche sul piano fisiologico: l’aspettativa determina un rilascio, nel cervello, di alcune sostanze come i cannabinoidi e gli oppioidi i quali possono effettivamente produrre un miglioramento, come ad esempio riducendo un dolore. Vi sono stati esperimenti che hanno dimostrato che un respiratore attaccato a bombole vuote può avere lo stesso effetto di uno caricato con ossigeno nel prevenire gli effetti dell’ipossia, anche a 3.500 metri di altitudine, sempre che i soggetti non siano a conoscenza dell’inganno.

Ora, tuttavia, la ricerca condotta da Howick sembra dimostrare che anche i placebo open label, ossia quelli in cui il malato è informato della natura del trattamento, riescono a produrre effetti benefici contro diversi disturbi: dalla sindrome del colon irritabile alla depressione, dal deficit di attenzione e iperattività alla rinite allergica. I motivi per i quali ciò accadrebbe possono essere diversi. Potrebbe trattarsi di condizionamento operante, ossia il prodotto di precedenti esperienze positive di cura. Oppure potrebbe essere un effetto legato alle aspettative dei pazienti, a cui i placebo negli esperimenti vengono presentati dall’inizio come potenzialmente efficaci. O, infine, trattarsi di un miglioramento dei sintomi legato non tanto al placebo in sé, quanto alle maggiori attenzioni che si ricevono da parte del medico che li prescrive.

Grazie a questa ricerca, i placebo open label potrebbero risultare un’interessante e praticabile alternativa ai semplici placebo, la cui prescrizione - trattandosi, per così dire, di una terapia finta - crea indubbiamente problemi di natura etica. Secondo Howick ciò non significa che si debbano prescrivere placebo in modo indiscriminato, ma che la sua ricerca può servire per comprendere i benefici terapeutici che emergono allorché i medici si rapportano in modo positivo e attento ai propri pazienti.

Pubblicato il: 07-06-2017
Di:
FONTE : Journal of Evidence-Based Medicine

© 2017 sanihelp.it. All rights reserved.