Sondaggio

Sondaggio

La scelta vegetariana: perché lo fai?
Vota

Terme di Comano

Comano: valle della salute
Vai allo speciale

Osteoartrite: nuove prospettive terapeutiche

L'OMS ha evidenziato come la patologia interessi nella sola Europa 70 milioni di persone e come il numero dei malati sia destinato a raddoppiare nei prossimi 20 anni

3.5 di 5
Osteoartrite: nuove prospettive terapeutiche Thinkstock

L’osteoartrite è una patologia determinata dal progressivo logoramento della cartilagine presente alle estremità delle ossa e tale processo, comunque fisiologico, tende ad accentuarsi tanto maggiore è l’età anagrafica soprattutto a livello di mani, collo, parte bassa della schiena, ginocchia e fianchi.

Si può definire una patologia di genere poiché colpisce, in media, il 47% delle donne contro il 25% degli uomini ed è più diffusa fra le persone obese che la sviluppano con una probabilità 11 volte maggiore rispetto ai normopeso e in ogni caso, secondo le stime OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) visto il progressivo aumento dell’aspettativa di vita il numero dei malati, nei prossimi 20 anni, è destinato a raddoppiare.

Il disturbo infine, è piuttosto comune in tutte le persone che sollecitano in modo eccessivo le articolazioni come per esempio, gli sportivi professionisti.

Per quanto riguarda i trattamenti a oggi, è possibile tenere sotto controllo la sintomatologia della patologia e in primis il dolore, ma non si può curare del tutto la malattia.

L’osteoartrite è infatti, una patologia degenerativa che può vedere margini di miglioramenti significativi solo se si cambia la prospettiva d’approccio al problema, in questo senso dunque, potrebbe davvero aprire nuovi scenari il ricorso alla medicina rigenerativa, come spiega il dottor Adolfo Panfili, specialista in Ortopedia: «Quello su cui maggiormente ci si sta concentrando è la possibilità di prelevare le cellule adipose del paziente, estrarne le staminali e riutilizzarle localmente nelle zone colpite da osteoartrite. è un’innovazione che porta il livello di trattamento al piano superiore e permetterà di dire addio a degenerazione articolare e al suo corollario di dolore, spesso invalidante a schiena, spalle, ginocchio. Attualmente tra le varie possibilità studiate, le cellule più efficaci sono le ADSCs ossia le staminali prelevate dal tessuto adiposo. Si tratta di cellule mesenchimali (quelle che formano tessuto connettivo), destinato a creare impalcature solide ma flessibili. Proprio queste hanno mostrato una speciale e specifica attività rigenerativa nei confronti del tessuto cartilagineo».

Quello che si va a sfruttare in pratica, è la capacità di differenziarsi in condrociti da parte delle cellule staminali del grasso che una volta iniettate nei pressi della lesione, si differenziano in nuove cellule che rimpiazzano quelle obsolete o danneggiate, rinnovando i tessuti.

Conferme sulla bontà di questo approcciano sono arrivate, nello specifico, dal report dello studio ADIPOA, durato 54 mesi e finanziato dall’Unione Europea, con 12 centri europei di ortopedia riuniti in un consorzio coordinato dal Centro Universitario di Montpellier.

Questo studio multicentrico, oltre a confermare la sicurezza e l’efficacia dell’uso di cellule staminali derivate dal tessuto adiposo ed espanse, nel trattamento dell’osteoartrite del ginocchio, ha anche definito il dosaggio ideale per una singola iniezione intra-articolare.

Pubblicato il: 24-05-2017
Di:
FONTE : adipoa2.eu

© 2017 sanihelp.it. All rights reserved.